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Turisti (quasi) per caso: il circuito di Hockenheim

A volte, chissà perché, l’itinerario delle vacanze porta proprio laddove la passione vorrebbe andare. In Germania, ai confini fra i land Renania-Palatinato e Baden-Württemberg, lungo il corso del fiume Reno (quello tedesco, s’intende) esiste un luogo il cui nome evoca sempre grandi ricordi, belli e brutti, nella mente degli appassionati di auto da corsa. Forse non tanto quanto il luogo che dà il nome a questo blog, ma poco ci manca. Perché in Germania la passione per il motorsport è sempre stata forte, come in Italia, e i luoghi storici per la Formula 1 sono anche in questo caso due.
Stiamo ovviamente parlando del circuito di Hockenheim, che si trova nella Germania centro-occidentale, non lontano dalla città di Spira, in una zona forse non molto conosciuta da noi italiani, ma dove sono presenti luoghi molto interessanti da un punto di vista turistico.
E fu così che dopo avere organizzato un soggiorno vacanziero in quel di Spira, ci si accorse (quasi) per caso che lì vicino c’era una delle piste che ci faceva sognare fin da bambini, e corse l’obbligo di farci tappa.

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Piloti per un giorno

“La libidine è qui” diceva Guido Nicheli, indimenticabile caratterista italiano, “sole, Whisky… e sei in pole position”

Il sole c’è, il Whisky lo teniamo per dopo, aggiungiamo una monoposto e l’asfalto dell’autodromo di San Martino del Lago (Cr) e siamo in pole position pure noi, comunque vada la giornata, anche se ovviamente più andiamo forte e meglio è. La monoposto è una Formula Junior, categoria tra le grandi classiche dell’automobilismo, guidata negli anni d’oro da piloti del calibro di Clark, Hulme, Surtees e Bandini: linea old-style come piace a noi, rossa fiammante, niente ali (da regolamento), ruote scoperte, telaio tubolare pannellato in alluminio, gruppo motore/cambio/differenziale posteriore, motore Fiat Fire 4 da 1200cm3 con 4 cilindri in linea e 90 cv di potenza su soli 350 Kg di peso, divertimento assicurato!

Ci mette a disposizione il mezzo la Rubini Corse, nome noto per gli amanti del Motorsport: il team piacentino mosse i primi passi in un’officina di provincia grazie al fondatore Armando, il figlio Duilio proseguì poi nell’attività e corse ad alti livelli arrivando alla fine dei ’70 alla vittoria nel campionato italiano turismo, cui presero parte piloti del calibro di Nannini, Pirro e Alboreto, oltre a partecipazioni e successi in Mg Metro Challenge, Formula Italia e Formula Fiat Abarth, spesso vetrina per le gare di Formula 1 a Imola e Monza. Terminata la carriera da pilota, Rubini divenne preparatore ufficiale Mg Metro e capo meccanico PiemmeMotors in Formula 3, categoria in cui vinse il campionato italiano nel 1992. Oggi ci accompagna Davide, l’ultimo della “Dinastia”, già pilota di Formula 3, Seat Ibiza, Seat Leon e Mazda Mx5, pilota “titolare” della Junior, anche se ritirato da qualche anno.

Casco giallo creato come tributo per ricordare la livrea in versione italianizzata dell’elmetto del mio eroe purtroppo scomparso, tuta biancorossa con un solo sponsor e la toppa nostalgica “Sex breakfast of champions”, tutto è pronto per le procedure di partenza: due parole con il meccanico in merito ai settaggi dell’auto, cinture strette da togliere il fiato, volante inserito, motore acceso e sono brividi. C’è un altro ragazzo che si alternerà alla guida, non c’è nulla da vincere, ma lo spirito è quello: vedere i tempi al muretto ad ogni giro e puntare ad abbassare quello del rivale/amico è già una motivazione in più. Dentro ad un abitacolo angusto e caldo mi viene da pensare che in fondo siamo tutti uguali: dai cavalieri del rischio del passato ai piloti moderni, così vincolati a regolamenti che probabilmente non piacciono nemmeno a loro, passando per chi ci ha provato e non è riuscito, chi corre a livelli amatoriali, fino a noi che riusciamo a ritagliarci qualche giornata di libertà, tutti uniti dalla stessa passione, dalla voglia di competere contro sé stessi e gli altri, di sentire il rombo dei motori e l’odore della benzina.

Si parte, esco dai box e posso destreggiarmi tre la curve di una pista di quelle che ti fanno “rizzare il pelo”: un misto iniziale con doppia a sinistra e doppia a destra dove l’asfalto è leggermente sconnesso e in staccata tende a far scivolare l’auto (lo so bene, lo scorso anno ho insabbiato un’altra monoposto in quel punto), poi terza/quarta e si affronta un breve rettilineo interrotto da una curva in pendenza verso destra, alzando leggermente il piede si arriva ad un tornante “da seconda”, accelerazione in uscita e via verso il punto più bello della pista: curva verso destra in accelerazione, tieni giù il piede e senti l’auto che va verso l’esterno, c’è solo da fidarsi del mezzo e tenere premuto l’acceleratore fino alla staccata di un altro tornante sinistro che immette in un lunghissimo rettilineo, giù tutta e arriviamo a circa 200 chilometri orari, non è certo la velocità di una Formula 1 ma seduti per terra con il motore “a tutta” e le vibrazioni sembra di volare! A 150mt staccata violenta e si entra nell’ultimo misto, abbastanza lento e tecnico: sinistra, destra, sinistra e ritorno al rettilineo del traguardo, breve con staccata a 50mt a sinistra all’interno del misto iniziale.

Primo turno dedicato in gran parte a scaldare le gomme con un paio di rientri per controllo temperature e regolazione frenata, poi tocca all’altro “collega” scaldarsi e imparare la pista, fortunatamente non troppo trafficata  anche se popolata da mezzi decisamente performanti, quali un prototipo 2000cc, due Formula 3 e una Formula 4 del team Antonelli, mentre nei turni a ruote coperte girano un Audi Dtm, due Leon da trofeo e due Porsche, insomma anche nei momenti di attesa c’è da divertirsi e la colonna sonora è di quelle che preferiamo, ovvero motori assordanti, staccate al limite e accelerazioni violente.

Ritento con un secondo turno ma non riesco ad ottenere granché in quanto un Formula 3 si insabbia dopo pochi giri ed è bandiera rossa, rientro ai box e approfittiamo per controllare la vettura in attesa che la Gru riporti l’altro mezzo ai box, ritorno in pista e purtroppo c’è un problema con il cambio (chi è più aggiornato di me sulle vicende dei gran premi mi fa notare che i problemi al cambio per le auto rosse sono la normalità), si rientra ai box, così possiamo verificare anche l’abilità del team che ci ha offerto questa giornata: mentre noi “piloti” ci fermiamo per il pranzo confrontandoci su pista e vettura, i meccanici provvedono rapidamente alla riparazione e dopo la pausa il mezzo è di nuovo pronto, ma ora tocca al collega.

Nel primo turno sembrava timido ma deve aver preso confidenza, ad ogni passaggio migliora, dal muretto gli mostriamo i tempi ed evidentemente lo motiviamo perché chiude la sessione con un crono ottimo, secondo le richieste di Rubini che ci aveva invitato a scendere sotto il muro dei “40. Missione compiuta, almeno per lui, ma ora tocca a me! Entro in macchina e dico sorridendo al collega che non si va a casa finché non ho battuto il suo tempo.

Scendo in pista per l’ultimo turno… dopo il riscaldamento, le regolazioni e le noie al cambio è ora di fare sul serio: un paio di giri e con gomme “calde” si inizia a tirare, avendo già girato su questa pista con una vettura completamente diversa devo prendere i riferimenti guidando al limite, inizio con qualche crono un pò alto, il tempo del collega è ancora lontano, è ora di prendere qualche rischio, staccare più avanti, accelerare prima in uscita, fidarsi del mezzo anche quando sembra “partire”. Il cambio nuovo funziona a meraviglia, la monoposto tiene ed è sincera nel comportamento, una vera auto da corsa, passo davanti al muretto e ad ogni tornata i tempi scendono, finalmente ci siamo, il best lap è mio, altri due giri per migliorare ancora ed è bandiera a scacchi, sto rientrando ai box e già sale un pò di malinconia.

Arriva dunque la parte meno felice della giornata: andiamo a saldare il conto alla pista mentre i meccanici provvedono a pulire e caricare il mezzo, spostando le attrezzature dai box al furgone, poi siamo pronti per rimettere gli abiti civili confrontandoci un’ultima volta sui tempi, staccate e traiettorie, c’è ancora tempo prima di tornare a case e pensare a clienti, fatturati e conti vari, oggi il nostro “lavoro” è quello del pilota e ce lo godiamo fino in fondo. Si ritorna a casa, ma mentalmente ci stiamo già preparando per il prossimo appuntamento, probabilmente a Varano dè Melegari, nel circuito intitolato a Riccardo Paletti, con il pensiero di migliorare e prepararsi per tentare in futuro anche qualche partecipazione in gara.

Si, decisamente questa passione è sana, ci unisce e offre sempre grandi stimoli, non siamo di certo Hamilton e Alonso alla guida di una Formula 1, ma per un giorno ci siamo sentiti proprio come loro.

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Hamilton a passeggio, la noia trionfa

La F1 torna in Germania, dopo due anni di assenza. E ritorna sul glorioso circuito di Hockenheim, un luogo dove, al pari di Monza, si percepisce la storia dell’automobilismo solo mettendoci piede (di questo parleremo più approfonditamente nel prossimo futuro). Certo, dal 2002 non è più quello di prima, ma ormai ci abbiamo fatto l’occhio, pare che così sia meglio per i fans, peccato che i fans stessi non sembrino gradire molto l’attuale F1, almeno a giudicare dalle tribune vuote del venerdì e del sabato.

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FORMULA 1 GROSSER PREIS VON DEUTSCHLAND 2016

Un torrido luglio ci vede affrontare la quarta gara in cinque settimane, sta diventando un lavoro, almeno ci pagassero. No, Bernie, si scherzava, lo so che siamo noi a dover pagare te! Ecco, quindi, GP di Germania: non disputato nel 2015 per contrasti economici fra Ecclestone e i gestori del Nuerburgring, quest’anno sarà ospitato da Hockenheim, che ha goduto a occhio e croce di un’ottima prevendita (i biglietti sebbene spaventosamente costosi sembrano esauriti, online).

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FORMULA 1 MAGYAR NAGYDIJ 2016 Hungaroring

La mia non più acerba età mi permette di ricordare bene il primo GP di Ungheria, nel 1986. Tirava aria di perestrojka, si intuiva che dei muri iniziavano a traballare, ed eravamo curiosissimi di vedere come sarebbe stato accolto il Circus della F1 in un Paese dell’altro blocco.    Fu un GP che non deluse: il sabato, con una stratosferica pole position di Senna sulla Lotus-Renault con i suoi assetatissimi ma prestazionali motori turbo da qualifica, e la domenica con una gran battaglia brasiliana fra Senna e Piquet, che la spuntò con un sorpasso di quelli che… che… un sorpasso, suvvia. Altro non devo aggiungere, beato chi li ha vissuti: sarà una frase da vecchi tromboni, però ci rende felici ricordarlo e tanto basta.

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