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IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: MELBOURNE

Cambiare uno può cambiare tutto?

La rivoluzione è arrivata, una testa è rotolata ma la storia non è cambiata. La prima tappa del mondiale di Formula Uno 2019 comincia esattamente da dove era finita. Copione d’ordinanza scontato come la commedia dell’arte italiana quando alla fine, a cavallo fra sei e settecento diventa trita e ritrita. E non fa più ridere. La verità è che la Ferrari è specialista nel vincere i mondiali di cartone. Poi però gli altri vincono davvero i titoli, quelli che restano negli albi d’oro. Ed a noi resta il cartone. Tra l’altro color rosso mattone opaco.

Il problema è che, come sempre, ci facciamo troppe illusioni. E un pò la colpa è anche di noi (in generale) della stampa. Creiamo troppe aspettative, soprattutto in Italia, per ovvi motivi, poi puntualmente clamorosamente smentite. E, tra l’altro, quest’anno fa pure più male degli altri anni, perché l’allucinazione collettiva ci aveva preso tutti in contropiede.

Come si può battere un caterpillar come quello anglo tedesco, se non si cambia qualcosa?

Tutti a gran voce abbiamo chiesto la testa di Maurizio Arrivabene. Non che non ci fossero motivi validi. Ma un uomo non fa i peccati e le glorie di un team. Compreso Mattia Binotto, che ha vinto la faida interna che, soprattutto l’anno scorso, ha dilaniato il team in due fazioni l’una contro l’altra armata.

Ma a livello tecnico, cosa è cambiato esattamente?

Nulla. Stessi uomini, stessa organizzazione; alla fine stessa monoposto, pur con estremizzazione di concetti aerodinamici e telaistici.

Perché la stessa squadra, con le stesse criticità, avrebbe dovuto essere superiore alla stessa squadra, con le stesse eccellenze, che dal 2014 fa un pò quello che vuole?

Lasciamo perdere il regolamento cucito ad hoc. Lo sappiamo. Ma sono almeno tre anni che non ci sono più scuse. Che se sei più forte li batti. Sennò li devi applaudire, studiare e battere. Questa è la lezione dello sport, ma è anche la lezione della vita. Alcuni spifferi, sempre più insistenti e forse consistenti, ci dicono di un reparto tecnico che non si è mai davvero aggiornato. Di un sistema di lavoro che non è davvero efficiente, soprattutto in un’era “schifosamente” virtuale, imposta dalla FIA. Di una mancata, ancora, correlazione fra pista e simulatore e galleria del vento.

Mattia Binotto ha una grande responsabilità ed un grande peso. Speriamo si sia trattato, ciò che abbiamo visto in Australia, uno spettacolo imbarazzante, solo di un incubo di una notte di mezza primavera. In caso opposto dovremo prepararci ad una lunga traversata nel deserto. E anche la testa del tecnico bergamasco purtroppo rotolerà, nella consueta resa dei conti in salsa modenese.

Bottas. Voto: 9. Vittoria e giro più veloce. Bottino pieno. Se, come io temo, quest’anno sarà tutta una gara interna fra il re e lo scudiero, non posso fare altro che tifare per lo scudiero. Non foss’altro perché non vorrei vedere il record di Michael abbattuto dagli uomini in grigio. Ma d’altronde, i record sono fatti per essere battuti. Bottas sembra uscito da una cura tipo Rocky 4, quando si allena in URSS per combattere contro Ivan Drago. La testa, soprattutto nei piloti, conta.

Hamilton. Voto: 7. La pole era praticamente scontata, eppure se l’è dovuta sudare. In gara, una volta che per seguire la Ferrari di Vettel il suo team ha sbagliato strategia, non ha avuto più possibilità di recuperare e, saggiamente, si è portato a casa un utilissimo secondo posto.

Mad Max. Voto: 9. Gara consistente senza errori in partenza. Che poi erano davvero il suo tallone d’Achille. Ancora qualche giro e forse, dico forse, avrebbe potuto impensierire Lewis. Sarà sicuramente protagonista.

Red Bull-Honda. Voto: 9. Quante volte li abbiamo presi in giro i nipponici? Beh, avete visto come la monoposto austriaca ha sverniciato la Ferrari di Vettel? Vedremo con l’affidabilità, ma la power unit pare esserci.

Ferrari. Voto: 3. Ed eccoci alle dolenti note, come direbbe Dante. Non ha funzionato niente. Macchina che sembrava un catorcio rispetto a quella ammirata a Barcellona. Troppo brutta per essere vera? Chi lo sa. Era dal 2012 che non mancavamo il podio alla gara inaugurale.

Sconcerto Ferrari.  Voto: angoscia palpabile. Binotto ha fatto giustamente il pompiere, ma va da se che sembravano tutti in preda ad una crisi isterica. Erano disarmati, e lo hanno ammesso candidamente: non sapevano perché andavano piano (fatto salvo che non nascondessero problemi alla PU). Quadro deprimente.

Perculate” di Toto. Voto: sublime. Toto ci ha tenuto subito a precisare che i suoi e lui stesso non capivano perché la Ferrari fosse andata così male; poi ha cercato di dare una spiegazione; a suo dire si sarebbe trattato semplicemente di un assetto sbagliato. Il manager austriaco sembra quello che ti porta via la fidanzata, ma contemporaneamente cerca di consolarti.

Non so se ne avete mai incontrati di tipi così. Non si può non “amare” uno così. Non vi pare?

Casco di Daniel Ricciardo. Voto: é la versione sotto acidi di quello di Jacques Villenueve. Come direbbe Bond: “Agitato, non mescolato”.

Vettel. Voto: è tutta colpa dei baffi, ed altre amenità. Invero, sembrava un passeggero in balia della monoposto.

Leclerc. Voto: a parte i baffi, idem come sopra.

Giovinazzi. Voto: SV. Auto danneggiata in partenza, l’incolpevole nostro portacolori non poteva fare molto di più.

Charlie Whiting. Voto: Che la terra gli sia lieve. Ho sempre pensato (Pino Allievi lo scrive e io sottoscrivo) che avesse un debole per i team inglesi. Molte sue uscite l’anno scorso, comprese le scuse in mondovisione al re nero non le ho mai capite. Comunque sia, se ne è andato uno dei pilastri della Formula Uno. Uno che avrebbe potuto raccontarci tanti aneddoti e tante curiosità su 30 anni di motorsport. Probabilmente ci mancherà.

P.S.: non dite che sono troppo pessimista, e se lo fossi davvero, mi perdonerete perché sapete quanto sia tifoso rosso e non vorrei battere il record dei 21 anni di digiuno. Purtroppo la prossima gara sarà già una specie di “redde rationem”.  Accendiamo ceri in chiesa.. rigorosamente rossi e possibilmente non opachi.

Come sempre, un particolare ringraziamento a @FormulaHumor e la pagina FB le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni

 

Mariano Froldi, Direttore Responsabile FunoAT

WSBK – Bautista e la Ducati dominano a Buriram

Se qualcuno pensava che la tripletta servita dalla Ducati e Bautista a Philip Island fosse dovuta solo al particolare feeling che la moto e il pilota hanno sempre avuto col circuito australiano, allora ha dovuto fortemente ricredersi alla luce dei risultati nel GP di Thailandia sul circuito di Buriram.

Si può tranquillamente dire che tra la gara australiana e quella thailandese è stato fatto un copia/incolla: vittoria per Bautista in gara 1, superpole race e gara 2, con Rea sempre secondo e distacchi misurati con la clessidra.

In gara 1 l’unico momento in cui c’è stata lotta è stato il contatto in curva 3 in cui Rea ha dato il suo personale benvenuto allo spagnolo nella nuova categoria. Una volta ricompostosi Bautista si è riportato sotto e, superato Rea, si è involato finendo con 8 secondi di vantaggio. Dietro i primi due bella lotta tra Yamaha e la Kawasaki di Haslam, con Lowes finito terzo a 14 secondi.

Superpole race che finisce anticipatamente dopo 6 giri causa una bandiera rossa per un incidente tra Camier e Warokorn in curva 3. Rea prova a dare fastidio allo spagnolo ma dura poco al comando. Una volta in testa Bautista incrementa il vantaggio chiudendo con 2 secondi sulla coppia Rea/Lowes, ancora una volta bravo ad arpionare il podio.

Gara 2 che è stata la conferma del dominio Ducati in questo inizio di stagione, Bautista lepre fin dai primi metri e vittoria in tasca con 10 secondi su Rea che regola ancora una volta Lowes al terzo posto. Per il quarto posto lotta a tre tra van der Mark , Haslam e Melandri, arrivati in questo ordine, con Melandri che si è prodotto in pericolose e spettacolari sbacchettate in sesta marcia sul rettilineo che porta a curva 3.

Il totale recita un rotondo 6 a 0 rifilato alla Kawasaki e Johnny Rea, 124 punti a 98, un dualismo che con tutta probabilità caratterizzerà l’intera stagione.

Ma come è possibile che la Ducati abbia, in maniera apparentemente facile, spezzato il dominio Kawasaki che durava da 4 stagioni?

Le ragioni sono molteplici ma non così scontate:

-la V4 Panigale è una moto derivata dalla Desmosedici MotoGP ed è commercializzata come una factory da pista. Ci si aspettava una gran moto e così sembra essere.

– il regolamento SBK impone dei limiti al regime di rotazione dei motori, in modo da livellare i valori in pista per avere una maggiore lotta. Rispetto alla versione base, i regimi sono aumentati di un 3% del valore medio misurato dinamometricamente dei giri massimi in terza e quarta marcia, a cui si aggiungono 1100 giri/min al regime di potenza massimo della moto di serie.

Tradotto, Ducati ha il limitatore a 16350 giri/min, Kawasaki a 14600 giri/min e BMW a 14900 giri/min, per i nuovi modelli 2019.

Balza subito agli occhi come Ducati sia avvantaggiata ma molto dipende dal regime di base della moto di serie, che vede Ducati al top. Inoltre l’equilibrio fra costruttori è determinato da un algoritmo che mette insieme risultati, tempi sul giro, velocità massima, numero di piloti per marca, e altri parametri.

In base a questo algoritmo , ogni tre round, saranno incrementate o diminuite di 250 giri/min i regimi di rotazione massimi del motore. Da questo aspetto si capisce bene il perché la V4 sembra avere un allungo in rettilineo nettamente migliore della concorrenza. E’ possibile aggirare le limitazioni agendo sulla coppia motrice, cosa che ad esempio ha permesso a Rea di avere una moto molto competitiva nel 2018 nonostante fosse “castrata” di 1100 giri. Diventa molto importante studiare bene le curve di potenza e coppia di ciascuna marca.

– Bautista si sta rivelando il pilota adatto a portare al limite la V4 Panigale. Ce lo si poteva aspettare essendo pilota di gran talento e con grande esperienza sulle MotoGP e con maggiori strumenti per capire come sfruttare al massimo una moto con potenza inferiore.

Anche lo stile di guida da MotoGP, frenate di traverso, curve spigolate e necessità di raddrizzare la moto il prima possibile, stanno contribuendo al suo dominio. E dire che la V4 è ancora un moto con molti difetti, in particolare è ancora nervosa in staccata e fatica in accelerazione, oltre ad essere una moto molto “fisica” da guidare, aspetti che la rendono molto meno digeribile agli altri piloti Ducati, in primis Davies che sta ancora cercando di trovare una posizione di guida meno affaticante e un feeling maggiore.

In conclusione, Ducati ha messo in campo l’arma totale per riportare a casa l’iride, con un pilota che si adatta perfettamente alla moto. Kawasaki non parte battuta ma dovrà lavorare molto per avvicinarsi, ma ha risorse,un pilota all’altezza. e su una grande stabilità in frenata e un percorrenza di curva maggiore e più facile di Ducati.

La Yamaha sta facendo un bel progresso, forse avrebbe bisogno di piloti con qualcosa in più. Bmw in attesa di uno step di motore che possa farle fare il salto di qualità e Honda che si barcamena alla meno peggio in attesa della moto in “stile Ducati” che sta preparando per tornare a vincere.

Prossimo appuntamento round di Aragon 05/07 Aprile, pista con meno rettilinei e più curve in percorrenza che dovrebbero fare il gioco della Kawasaki. Vedremo se Bautista sarà d’accordo…

N.B: immagine in evidenza da motoblog.it, immagine podio da moto.it

Rocco Alessandro

1000 MILES OF SEBRING & 12 HOURS OF SEBRING

Dopo una lunghissima sosta di 4 mesi torna a gareggiare il WEC in terra americana, per cominciare la seconda parte della Superseason 2018-2019. Sebring sarà la capitale dell’endurance in questo week-end, poiché oltre al ritorno del WEC, si disputerà la classica 12 ore valevole per il campionato IMSA.

Al ritorno in pista la classifica del WEC vede un vantaggio della Toyota #8 di Alonso, Nakajima e Buemi ormai ridotto ad una manciata di punti nei confronti dei compagni Conway, Kobayashi e Lopez. Inutile dire che le vetture giapponesi sono le strafavorite anche questa volta. La concorrenza delle LMP1 private più temibile è rappresentata dalle Rebellion, che però dovranno rinunciare al veterano Lotterer per delle prove di FE.

La situazione in GTE Pro dopo la gara di Shanghai si è indirizzata sempre più verso la Porsche e l’equipaggio di Estre-Christensen, che forti del 2° posto conquistato hanno incrementato la leadership sugli inseguitori Ford e Ferrari. Nella tappa di Sebring, già come era avvenuto in Cina, ci sarà la partecipazione di una delle Corvette ufficiali, che poi correranno nella 12 ore. Da notare che in classe Pro ben 5 macchine su 6 potranno contare sul vantaggio di aver già corso negli anni passati a Sebring, mentre l’Aston Martin Vantage GTE non ha mai corso, ma ha svolto un solo endurance test nella fase di sviluppo della vettura; per cui i test collettivi di settimana scorsa sono stati molto preziosi per loro.

La classifica in LMP2 vede in vantaggio il Jackie Chan Racing sul Signatech Alpine, mentre in GTE Am a seguito della clamorosa squalifica del team Dempsey-Proton, a guidare la classifica è la Porsche Project1 inseguita dalle due Aston Martin.

L’appuntamento WEC a Sebring sarà trasmesso integralmente da Eurosport a partire dalle 21 di Venerdì 15 Marzo.

ENTRY LIST

 

LIVE TIMING

http://www.sportscarglobal.com/LiveTiming.html

 

Il campionato americano IMSA invece riprende la stagione dopo la 24 ore di Daytona funestata dalla pioggia. Il WTR vincitore non potrà più contare su Alonso e Kobayashi impegnati con Toyota, e quindi come terzo pilota avrà Vaxiviere oltre ai due titolari full-season. Ma il team Action Express vorrà la rivincita dopo la lotta a Daytona, e soprattutto vincere per difendere il titolo di campioni in carica. In casa Acura-Penske c’è ormai la pressione di chi deve iniziare a vincere le classiche lunghe del campionato, c’erano grandi aspettative per Daytona, ma ora c’è l’opportunità a Sebring e c’è da scommettere che vorranno fare tutto al meglio. Grande punto di domanda infine per le velocissime ma fragili Mazda RT24-P gestite da team Joest; le vetture giapponesi non sembrano ancora abbastanza preparate per vincere gare lunghe ed impegnative, è molto probabile invece che potranno dire la loro seriamente nelle gare più corte del campionato.

In classe GTLM ci sarà come di consueto una gara di sopravvivenza fino alle ultime ore quando tutti inizieranno a dare tutto quello che hanno per vincere. A Daytona ha prevalso a sorpresa la BMW, in una gara a dir poco strana. L’anno scorso a Sebring ci fu la prima vittoria della Porsche 911 RSR, ma ci sarà da aspettarsi le Ford molto forti e sicuramente le Corvette che vorranno riscattare la deludente 24 ore a Daytona.

La categoria GT Daytona è sempre una lotteria, ci sono oltre 20 vetture e almeno 15 possono concretamente ambire al successo, è tutta una questione di rimanere fuori dai guai, non perdere il giro di testa, fare le scelte giuste ai pit stop e dopo vedere verso la sera in che posizione si è.

La 12 ore sarà visibile gratuitamente sul sito imsatv.com e scatterà alle 15.40 italiane di Sabato 16 Marzo.

ENTRY LIST

 

LIVE TIMING

https://livetiming.alkamelsystems.com/imsa

 

So bene che questo week end parte l’attesissima stagione di F1, ma personalmente cercherò di ritagliare tempo per seguire un po’ tutto!!

#Respectthebumps

Buon week end petrolheads!

Aury

2019 WSBK – GP THAILANDIA

La stagione 2018 del WSBK ha consacrato definitivamente la Kawasaki e Johnny Rea nell’olimpo della Superbike. Rea con 71 vittorie è diventato il pilota più vincente di sempre scalzando dalla prima posizione il mito “King” Carl Forgarty, fermo a 59 vittorie.

La stagione 2019 si apre con una serie di novità che promettono di rendere più interessante la contesa per il titolo:

  • Ducati presenta la sua prima moto a 4 cilindri, abbandonando il bicilindrico desmodromico, il mitico “pompone” che ha identificato un’era di corse in moto e creato una foltissima schiera di sostenitori accaniti.Questi ultimi probabilmente avranno vissuto l’evento un po’ come il lutto di una persona cara, tanto era forte l’identificazione con questa filosofia di intendere le due ruote ma ormai era giunto il tempo di un cambiamento radicale per avere la possibilità di lottare ad armi pari con le 4 cilindri nipponiche “addomesticate” dall’elettronica e contro un regolamento che penalizzava fortemente il due cilindri di Borgo Panigale. La V4 Panigale è stata voluta fortemente da Gigi Dall’Igna, modellata sullo scheletro progettuale della sorellona che corre in MotoGP e affidata a Chaz Davies e, new entry dalla MotoGP, Alvaro Bautista.

  • Il ritorno del team ufficiale Honda, affidata a Camier e Kiyonari, con l’obiettivo di fare esperienza e con la volontà di tornare a vincere con una nuova moto in fase di progettazione che sembra sarà creata secondo “l’esempio” Ducati, ossia una moto factory creata a partire dall’utilizzo in pista e poi omologata per la strada, con un costo che sarà ben più alto di quello a cui la Honda ha abituato negli ultimi anni.
  • Tom Sykes passa da Kawasaki al team ufficiale BMW. Nuova sfida per l’ex campione del mondo che si era visto “brutalizzato” da Rea negli ultimi 4 anni. Marco Melandri invecem trova in extremis un sedile sulla Yamaha del tea GRT Racing.
  • L’abbandono dell’MV Agusta che resta a competere nel mondiale Supersport.
  • L’introduzione di una sprint race, la “Superpole Race” che sarà disputata la domenica mattina sulla distanza fissa di 10 giri, con 12 punti al vincitore, 9 al secondo, 7 al terzo, 6 al quarto e poi a scalare fino al nono classificato. Inoltre la griglia di partenza delle prime tre file di gara2 sarà determinata dall’ordine di arrivo della superpole race.

I risultati del primo appuntamento della stagione a Philipp Island hanno rilanciato fortemente le ambizioni di una Ducati vogliosa di riprendersi il titolo. Tre vittorie di Bautista senza appello, con il campione uscente Rea giunto tre volte secondo ma staccato e mai davvero in lotta per la vittoria. Evidentemente l’esperienza di Bautista in MotoGP si è fatta sentire riuscendo a estrarre fin da subito il potenziale della V4. E pensare che lo stesso Bautista nei test, abituato alla potenza della MotoGP, si era sorpreso della relativa scarsa spinta del nuovo motore V4…

In difficoltà Chaz Davies, alle prese con problemi fisici e ancora lontano dal’essere in simbiosi con la moto. Positivo l’esordio di Leon Haslam come compagno di team di Rea, due volte a podio e di Melandri, a podio in gara 1. Yamaha si è dimostrata terza forza con buone speranze di avvicinarsi a Ducati e Kawasaki mentre Honda paga lo scotto dell’inesperienza e sa di dover lavorare ancora molto sulla moto. Esordio così così per Sykes che li lamenta di una BMW ottima di telaio ma deficitaria di motore.

Secondo GP di stagione in Thailandia, sul circuito di Buriram. Nel 2018 una gara a testa per Rea e Davies, ultima occasione in cui il nordirlandese ha mancato il podio. La pista sembra essere adatta sia a Kawasaki che Ducati, con quest’ultima che dovrà dare delle conferme dopo il trionfo australiano su una pista storicamente amica della rossa di Borgo Panigale. Dal canto suo Rea sarà ansioso di rivendicare il suo ruolo di pilota “alfa” che Bautista ha messo in dubbio. Davies dovrà cominciare a fare sul serio pena l’uscita prematura dalla lotta per il mondiale.

Di seguito gli orari del GP di Thailandia (ora locale Italia):

  • Venerdì 15/03

Prove libere SBK 04:30/09:00

Supersport 05:30/10:00

  •  Sabato 16/03

Prove libere 3 SBK/Supersport 05:00/05.35

Superpole SBK/Supersport 07:00/07:40

SBK Gara 1 10:00

  • Domenica 17/03

Warm Up SBK/Supersport 04:00/04:25

SBK gara superpole 07:00

Supersport gara 08:15

SMK Gara 2 10:00

Rocco Alessandro

F1 2019 AUSTRALIAN GP: AN INTRODUCTION

“E si vociferava che avesse segnato anche Zoff di testa su calcio d’angolo…” Se dovessi scegliere una frase simbolo per i test pre stagionali di Montmelò non potrei che scegliere questa. Si perché ormai commentare i test è diventato come commentare i risultati delle squadre di calcio nelle amichevoli agostane. La fiera della fuffa e dell’aria fritta per il 90% dei casi. Aria che viene bonificata alla primo vero appuntamento ufficiale in cui ci scopre chi ha fatto bene i compiti per le vacanze e chi no . Almeno quest’anno ci siamo scampati la neve, a parziale supporto della effettiva veridicità dei valori messi in pista in Catalunya ma tra voci di vantaggio di mezzo secondo, Mercedes che quasi si presenta con la macchina del  2021 così, giusto per mettersi un pò avanti con il lavoro, Red Bull che vuole vincere il mondiale con la PU Honda e altre amenità varie ed eventuali, è comprensibile che l’appassionato di F1 sia un po’ confuso e bisognoso delle prime risposte certe alle sue paure/speranze.

Ed eccoci qui al primo appuntamento della stagione 2019. Come andrà quest’anno? Dominio più o meno palese di Mercedes? Hamilton che aggiunge un’altra catenazza al suo rinnovato petto ipertonico? Vettel ce lo ritroviamo ritirato come Marlon Brando a fine carriera? Red Bull “migliortelaiocheseavessimounmotoredegnodiquestonomelevatevi” attore protagonista a gettone?

Diciamo che questo stato d’animo è colpa in parte dell’umore del ferrarista bastonato, un po’ come quei cani che ne hanno prese tante e appena vedono il padrone di mazza munito assumono la posizione migliore per prenderne il meno possibile. In parte però sarebbe illogico pensare il contrario in quanto il trend degli ultimi 4 anni è grigio senza speranza, e quelle poche che ci sono state sono cadute sotto i colpi di candele da 4 soldi, punizioni autoinflitte che neanche i santi in epoca medioevale e farneticazioni alcoliche con inflessione bresciana.

Però…c’è un però. In questo caso direi che ce ne siano più di uno:

  • Binotto ha sostituito Arrivabene al timone della Scuderia Ferrari. Un ingegnere al comando di un nutrito gruppo di ingegneri. Fossimo in politica lo potremo chiamare un governo tecnico, che potrebbe anche funzionare. Dal punto di vista della “politica”, dei rapporti con la Fia, i beneinformati dicono che fare peggio di Arrivabene è impresa ardua quindi, fiducia su tutta la linea. Intanto, anche se nato in svizzera ma italianen dentro e fuori, ha tirato un sospirone di sollievo alla rimozione del logo “missionwinnow”. Va bene tutto, ma si sà che certi epiteti portano una sfiga clamorosa.
  • Regolamento FIA in merito alle nuove norme aerodinamiche per favorire i sorpassi, vedi ala anteriore modello spazzaneve sulla a22. Insomma il solito unicorno che tutti citano ma che nessuno vede ossia lo spettacolo attraverso i sorpassi in pista. Tralasciando il discorso che lo spettacolo sia tale solo in funzione dei sorpassi (cara LM è F1 non indycar…), la nuova ala anteriore ha creato due distinte scuole di pensiero: quella Ferrari-Alfa-Haas e tutti gli altri, capitanati da Mercedes-Red Bull. Nel paddock si è già discusso a lungo su chi abbia trovato la soluzione migliore che potrebbe portare un vantaggio difficilmente colmabile. Un po’ un diffusoreBrawn 2.0. Quello che è certo è che, alla faccia del cambio regole per avere meno carico aerodinamico, praticamente tutte le squadre lo hanno recuperato e girano più forte del 2018. FIA bene, bravi, bis. In Mercedes addirittura hanno provato due specifiche di monoposto. C’è chi dice perché la versione A fosse lenta, chi che l’hanno fatto per prove comparative per decidere la via di sviluppo da seguire durante la stagione.
  • Honda-RBR. Sembra uno di quei matrimoni tra zitelli in cui ci si mette insieme perché il tempo passa e non ci sono partiti migliori sulla piazza. Ma che almeno nei test si sta rivelando meno mortificante di quanto ci si immaginava, in merito a possibilità di vittoria. Soliti rumors dicono che a Montmelò abbiano usato più PU di MB e Ferrari e che la PU nipponica crei un po’ troppe vibrazioni al posteriore ma, tutto sommato, il matrimonio potrebbe rivelarsi felice.
  • Gomme…che ormai sono la variabile impazzita per eccellenza. Quelle 2019 sono tutte “ribassate” dei famigerati 0.4 mm che tanti purgatori hanno fatto guadagnare alla SF e ai suoi tifosi sotto forma di contumelie a divinità varie ed eventuali. E, a differenza della SF, come contrappasso, nei test la MB non le ha digerite granchè, con Hamilton che si è già affrettato a dichiarare che non gli piacciono e che la dicitura C1, C2 ecc ecc crea confusione… Forse pensava ai modelli citroen. Certo è che Pirelli sarà sottoposta all’ennesima stagione di forti pressioni da parte dei team che male si adatteranno alle nuove coperture.
  • Ferrari si presenta con uno junior team conclamato, Alfa Romeo, che sembra molto competitivo e uno “ufficioso”, la Haas. Mercedes formalmente non ha junior team. C’è il caso, remoto ma non impossibile, che Alfa possa trovarsi nella posizione di rubare punti a Mercedes. E poi in Alfa quest’anno c’è Kimi….che non vede l’ora di tirare altre staccate a ruote fumanti a Vettel…ehm …volevo dire Hamilton. Inoltre non ci sarà Ocon in griglia, tempi duri per MB…
  • Vedremo se Renault riuscirà ad elevarsi dal suo ruolo di regina del gruppo B. Da quello che si è visto al Montmelò non sembra. Palese invece lo squaglio totale in casa Williams. Paddy Lowe che scappa con la coda fra le gambe. Chissà che Kubica non si sia già pentito di aver rifiutato il ruolo di pilota al simulatore Ferrari.

Per quanto riguarda il Gp di Australia in senso stretto, ormai è risaputo che, trattandosi di un circuito cittadino molto atipico, fornisce ben poche indicazioni sulla competitività complessiva delle monoposto in divenire. Circuito da medio-alto carico con asfalto scivoloso, in cui è importante avere un buon ritmo per azzeccare un buon giro e che necessita di una monoposto che sappia avere una buona trazione e riesca ad assorbire bene le non poche asperità dell’asfalto.

Situazione gomme: come ben sapete la Pirelli ha introdotto nuove gomme e denominazioni per la stagione 2019. Saranno disponibili “solo” 5 tipi di mescola, dalla C1 alla C5, oltre alle intermedie e full-wet, anch’esse riviste. Di seguito due grafici che illustrano mescole e temperature di utilizzo, quest’ultime con una finestra più ampia rispetto al 2018.

Nel 2018 la strategia di gara fu a singola sosta per quasi tutti, US+S. Dato che il lavoro Pirelli sulle mescole 2019 è stato fatto per minimizzare graining e blistering e per dare ai piloti la possibilità di avere passi gara migliori, non mi aspetterei più di una sosta anche per il 2019. Pirelli mette a disposizione C2 hard, C3 medium e C4 soft, con queste scelte per i piloti:

Quasi tutti orientati su un solo treno di hard, tre di medium e nove di soft, fatto salvo piccole differenze di un treno di gomme per mescola. Prevedibili due stint di gara C4-C3, da verificare la possibilità di qualificarsi in Q2 con C3 e fare l’ultima parte di gara con C4.

Condizioni meteo : previsto sole e poco vento per tutto il weekend. Temperature intorno ai 29°C.

In conclusione, pur dicendo che i test sono una cosa e la gara un’altra, che Melbourne è un circuito atipico e non fa testo per il proseguo della stagione ecc ecc, il primo giro di danza down under darà quanto meno una prima indicazione su chi è sul pezzo e chi no. Per il momento, sembra che, come nel 2018, Ferrari sia messa meglio di Mercedes, seppur di poco. In Ferrari si affidano a Mattia “Egon” Binotto, idolo di tutti quegli ingegneri che sognano di farcela ad arrivare nella stanza dei bottoni e alla cabala che dice che prima o poi le frecce d’argento dovranno abdicare. In Mercedes ad un Hamilton versione Geordie Shore, palestrato e supercool e alla forza di un colosso che alla bisogna, vedi 2018 post SPA, può spendere milioni e milioni per recuperare il gap con gli altri. La ricreazione è finita, è già tempo di esami.

P.S: apprendiamo sgomenti della morte di Charlie Whiting avvenuta oggi per embolia polmonare. Se ne potrebbero dire tante sul personaggio (vedi caso Bianchi) ma rispettosamente ci limitiamo al cordoglio che qualsiasi morte impone, nel rispetto di chi non c’è più.

Rocco Alessandro