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Mercedes doppietta di gomma, Ferrari continua a sprecare

Corsi e ricorsi storici. Correva l’anno 2013, una vettura fantasma portata da una bisarca fantasma e guidata da un pilota fantasma, percorre 1000 km fantasma, e al GP successivo risolve tutti i suoi problemi con le gomme. Quella macchina era colorata d’argento e a farne le spese fu una vettura rossa, con una blu a guadagnarci come effetto collaterale.
5 anni dopo la storia non si ripete, o, almeno, questa è la versione ufficialissima. Dopo tre gran premi con una Ferrari in formissima e una Mercedes in chiara difficoltà, il fornitore di gomme porta pneumatici diversi. Per carità, la scelta è stata avallata dalla FIA, tutto è stato fatto in regola, cosa volete che siano 0.4 mm di battistrada. E’ stato fatto per diminuire il fastidioso blistering che tutti i team, chi più chi meno (e, lo ripeto, chi più chi meno), avevano riscontrato con le gomme 2018 già dai freddissimi test invernali di Barcellona.

Quindi la (comoda) prima fila Mercedes con gomme gialle non ha ufficialmente assolutamente niente a che fare con questo cambiamento delle condizioni al contorno.

Alla partenza, Seb scatta bene e si preoccupa ancora una volta di chiudere il suo compagno. Riesce però a prendere la seconda posizione davanti a Bottas, che ha un’indecisione in curva 2 di cui però Raikkonen non approfitta. Dietro si scatena l’inferno. Grosjean in coda al suo compagno Magnussen viene preso alla sprovvista da un’indecisione di quest’ultimo, e perde la macchina nella velocissima curva 3. Il ragazzo è evidentemente molto nervoso, dopo l’andata a muro sotto SC a Baku e le diverse insabbiature nelle prove, e, anzichè fare ciò che sarebbe logico, e cioè pestare sul freno per bloccare l’auto, si comporta come se fosse da solo, e prova a rimettere dritta la vettura pestando forte sul gas. Il pattinamento è tale che non solo la sua Haas non si raddrizza ma continua ad andare indietro, e il fumo delle gomme rende la visibilità impossibile alla decina di auto che arrivano da dietro. Hulkenberg e Gasly fanno le spese del comportamento scriteriato di Romain, ed inevitabilmente viene mandata in pista la Safety Car.

Alla ripartenza non accade nulla, Hamilton guadagna progressivamente fino a 7 secondi su Vettel, con Bottas che segue il tedesco ad un secondo e mezzo, dando l’impressione di potere essere ben più veloce. In Ferrari tentano l’undercut, montano gomma media ma si ritrovano dietro a Magnussen. Nel frattempo Bottas segna ottimi tempi e supera virtualmente il tedesco rientrando poi per montare a sua volta le medie. Ma il pit stop è troppo lento, e all’uscita del box si ritrova Magnussen e Vettel di fianco, con quest’ultimo che riesce a superare il danese e a lasciarlo davanti a Bottas. Il quale se ne libera qualche giro dopo rimettendosi in coda a Seb alla solita distanza di sicurezza (aerodinamica) di 1.5 sec.

Hamilton, Raikkonen e le due Red Bull restano fuori, ma Kimi non fa in tempo ad effettuare il suo pit-stop perchè il motore lo abbandona prima. Una brutta tegola per la Ferrari che incassa due problemi di affidabilità nello stesso week-end, dopo 4 gare praticamente prive di guasti.

Lewis fa il suo pit-stop e si ritrova dietro a Verstappen. Le due Red Bull sembrano aspettare la pioggia, ma il sole fa capolino e, scoccata la metà gara, entrambi i piloti rientrano per montare le medie. A questo punto per loro la strategia è di sicuro ad una sosta, con gomme di 15 giri più nuove rispetto a quelle di Seb e Valtteri.

Come da tradizione ormai consolidata del mondiale 2018, si presenta una VSC, questa volta particolarmente inutile in quanto Ocon rimane in panne ma parcheggiato la sua Force India proprio davanti ad una postazione dei commissari. La Ferrari ne approfitta per montare medie nuove a Vettel, ma un pit stop particolarmente lungo lo fa rientrare in pista dietro a Verstappen. Il quale però, con la lucidità che lo contraddistingue in questo periodo, all’apparire della bandiera verde urta il doppiato Stroll, perdendo la bandella sinistra dell’alettone anteriore.

Ma questo non è sufficiente per consentire a Seb di raggiungere l’olandese, e la gara si chiude con una nettissima doppietta Mercedes, Verstappen sopravvissuto a se stesso in terza posizione, e Vettel quarto, per la terza volta di fila giù dal podio e per la terza volta di fila con un esame di coscienza da fare assieme alla squadra.

Seguono Ricciardo, autore di una gara anonima, Magnussen (unico vero pilota Haas in questo periodo), e poi, doppiati, Sainz, Alonso, il solito ottimo Leclerc e infine Perez a chiudere la zona punti.

Ai margini della zona punti c’è Stroll, e si tratta di un’ottima prestazione considerando che è arrivato a soli 5 secondi da Perez con una macchina inguidabile e due soli treni di gomme utilizzabili, visto che i fenomenali ingegneri Williams si erano portati dietro tantissime inutili gomme supersoft. Dietro di lui Ericsson, Hartley e Sirotkin sui quali non vale la pena spendere altre parole.

La superiorità della Ferrari, vista nelle ultime 3 gare, sembra evaporata in Spagna. E’ un effetto dei cambiamenti effettuati sulle gomme o è merito degli aggiornamenti portati dalla Mercedes? Non lo possiamo sapere con certezza, certo è che se i cambiamenti stessi non ci fossero stati non avremmo il dubbio, ed è proprio su questo che bisogna riflettere. Ciò detto, è dal GP del Bahrain, dove la Ferrari perse un possibile secondo posto con Raikkonen a causa di un errore ai box, che andiamo ripetendo che non si possono sprecare occasioni preziose se l’obiettivo è vincere il mondale. Oggi potevano starci comodamente un secondo ed un quarto posto, e si è raccolto solo un quarto posto. Se, come sembra, la Mercedes e Hamilton hanno ritrovato la bussola, tutti i punti persi verranno pesantemente rimpianti e il percorso verso il titolo si fa molto in salita, quando un mese fa sembrava quantomeno in pianura.

Come si è sentito ripetere spesso in questi giorni, Barcellona è una pista Mercedes, il che sembra sottintendere che non ci si debba preoccupare troppo. Ma la SF71H era e resta una gran macchina, e, come ebbe a dire Marchionne ad inizio anno, forse temendo ciò che si è poi visto, se non raccoglierà i risultati previsti non ci saranno scuse per nessuno. E, di conseguenza, fra due settimane a Monaco ci sarà solo un risultato accettabile per la Ferrari: la doppietta.

Hamilton vince di fortuna, la Ferrari continua a sprecare

La Formula 1 ora è americana, e gli statunitensi sono abituati ad un certo tipo di gare. E, quindi, ecco a voi il secondo GP Indycar di Azerbaijan.

Prima del via, fra vento e temperature basse erano in molti ad ipotizzare una gara dal risultato imprevedibile, con la presenza costante di Safety Car grazie anche alla grande difficoltà da parte di tutti a mandare in temperatura le gomme.

Per non sapere nè leggere nè scrivere, la Vettel piazza la sua Ferrari in pole, con un buon vantaggio sulla Mercedes di Hamilton, mentre il compagno butta la prima fila con un erroraccio all’ultima curva a gomito prima del lunghissimo rettilineo. Nelle prime 3 file ci sono tutte le vetture dei 3 top team, ed è lecito aspettarsi una gara avvincente.

Si spengono i semafori, e la prima curva viene affrontata in modalità safe, ma dalla seconda in poi si scatena l’inferno, con pezzi di carbonio che volano ovunque grazie all’ottimismo di Sirotkin e alla voglia di recupero (delle posizioni perse in qualifica) di Kimi, che sperona Ocon e rompe l’ala, dovendosi fermare a sostituirla e rientrando nelle ultime posizioni. Prima Safety car e qualche giro per pulire la pista, con Alonso che rientra miracolosamente su due ruote, aiutandosi col muro a fare la piega all’entrata box.

Ripartenza capolavoro di Vettel che aspetta la SC line per dare gas, ed evita un attacco alla prima curva da parte di Hamilton. Qualche giro e il distacco è sui 3 sec. Subito dietro Verstappen infila Ricciardo che perde anche la posizione su Sainz. Poi lo spagnolo ingaggia un bel duello con Max, superandolo grazie al DRS ma anche ad un problema alla batteria sulla macchina dell’olandese. Stessa azione poco dopo per il compagno Hulkenberg, il quale però finirà la sua gara contro il muro.

I due Red Bull, alle prese con la batteria che si scarica troppo in fretta, ingaggiano un duello a colpi di ruotate, che si risolve con Ricciardo che desiste e si accoda al compagno. Ma è solo l’inizio.

Al giro 22, dopo avere guadagnato per diversi giri su Vettel, Hamilton ne perde 3 di colpo andando lungo alla prima curva. Con le gomme distrutte non può fare altro che rientrare per mettere le soft, rientrando poi subito davanti a Verstappen.

Con quasi 7 secondi di vantaggio, la Ferrari non teme l’undercut, che tanto male aveva fatto in Cina, e Vettel resta fuori continuando a segnare ottimi tempi. Anche perchè Hamilton ci mette qualche giro a far lavorare bene le gomme gialle, e si fa raggiungere da Verstappen, il quale non riesce a farsi pericoloso ma, anzi, poco dopo viene riattaccato da un arrembante Ricciardo. Dopo un doppio scambio di posizioni, l’ordine viene ristabilito. Il duello fa però perdere loro contatto con Hamilton, che inizia a segnare tempi più veloci di quelli di Vettel.

E infatti al giro 31 Seb si ferma per montare gomme soft, rimanendo comodamente davanti ad Hamilton. Bottas continua invece a girare con ottimi tempi, con una strategia che sembra poco comprensibile. Come le due Red Bull, che continuano il loro duello all’arma bianca, che vede Ricciardo superare finalmente Verstappen e rintuzzare elegantemente il successivo riattacco da parte di Max. Peccato però (per lui) che a Baku oggi le gomme non vadano in temperatura, e con un out lap molto lento Daniel perde nuovamente la posizione rispetto al compagno, pur avendo cambiato gomme un giro prima. Poi…

…poi accade ciò che era ampiamente prevedibile. Ricciardo con gomme più calde e DRS attacca il compagno, il quale si difende cambiando traiettoria ad oltre 300 all’ora diverse volte, e chiudendo la porta all’interno in un modo che definire assassino è forse riduttivo. Tamponamento inevitabile, entrambi i piloti fuori e si palesa l’inevitabile SC. Quella SC che in Mercedes stavano evidentemente aspettando, lasciando fuori Bottas per un numero di giri stranamente lungo. I primi 4 cambiano tutti gomme montando ultrasoft nuove, preparandosi ad un finale di gara di pochi giri.

Giri che diminuiscono ulteriormente grazie ad un’incredibile prodezza di Grosjean, il quale riesce a vanificare una ottima rimonta dall’ultimo al settimo posto mandando a muro la sua Haas durante la manovra di riscaldamento delle gomme.

Si riparte con 5 tornate da compiere e una prima curva che diventa un’occasione imperdibile per guadagnare posizioni. Bottas azzecca il restart, Vettel si fa quasi superare da Hamilton ma si difende e vede davanti a sè il finlandese affrontare la prima frenata in modo molto prudente. L’occasione è ghiotta per attaccarlo all’interno, ma il momento è sbagliatissimo, e l’inevitabile bloccaggio a gomme fredde arriva puntuale, mandando il tedesco lungo, e consentendo alle due Mercedes di involarsi verso una doppietta totalmente inattesa. Ma nemmeno oggi è il giorno di Bottas, e un detrito gli taglia la gomma in pieno rettilineo. Gara finita ed Hamilton in testa dopo un week-end fino a quel momento estremamente deludente. Dietro di lui Raikkonen e Perez, incredibilmente a podio con una Force India apparsa in grande ripresa, dopo avere superato Vettel senza grandi difficoltà. E, forse, anche con l’uso illegale del DRS, tanto è vero che al momento di scrivere non è ancora sicuro se la sua posizione verrà confermata.

Seguono Sainz, un grandissimo Leclerc finalmente all’altezza delle sua potenzialità, poi Alonso, unico pilota nella storia ad essere arrivato a punti pur essendo arrivato ai box su due ruote, Stroll con la rediviva Williams, Vandoorne e Hartley che coglie il suo primo punto mondiale. Haas a secco,  dopo essere stata in zona punti per quasi tutta la gara.

Dopo avere vinto la prima gara grazie alla SC, oggi Vettel l’ha chiaramente persa per lo stesso motivo. Ma ha peggiorato la situazione con un errore gravissimo alla ripartenza. E Hamilton è sempre lì ad approfittarne, come lo fu lo scorso anno a Singapore. In Ferrari tutti, muretto e piloti, devono prendere atto di avere una macchina ormai superiore. E cercare di non sprecare più alcuna occasione, come è successo nelle ultime tre gare. Anche perchè a partire da Barcellona, fra due settimane, la Mercedes potrebbe essere completamente diversa da quella vista nelle prime 4 gare.

P.S. lo scontro fra le due Red Bull è stato il momento clou di una gara molto movimentata. Si discuterà moltissimo sulle responsabilità, di sicuro Verstappen ha cambiato traiettoria più volte e questo non è consentito. Ma sarebbe riduttivo giudicarlo negativamente solo per questo episodio, perchè l’atteggiamento che ha tenuto durante tutto il duello col compagno non ha portato ad uno scontro in anticipo solo perchè Ricciardo è un signore. Queste prime 4 gare del 2018 fanno pensare che il paragone più corretto per Max non sia con i campionissimi del passato, ma con le grandi promesse rimaste incompiute. Come suo padre.

Ricciardo strepitoso in Cina, la Ferrari spreca una grande occasione

“It ain’t over till it’s over”. Questa frase si addice perfettamente a ciò che abbiamo visto in queste prime 3 gare del mondiale di F1 2018, per la felicità di Liberty Media e degli spettatori.

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Vettel fa il miracolo in Bahrain ed evita il disastro

La Formula 1 di oggi alterna gare noiose ad altre che permettono di raccontare contemporaneamente storie di grandi imprese e di altrettanto grandi disastri, avvenuti o solo sfiorati. Quella di oggi è una di queste.

Le due giornate di prove si erano messe benissimo per la Ferrari, con la prima fila conquistata e i contemporanei problemi di Hamilton e Verstappen, che, assieme alla consistenza mostrata nelle free practice, lasciavano pensare ad una gara in cui le rosse erano grandi favorite. E ieri già si sentiva parlare di possibili difficoltà in gara per la Mercedes, di gomme e di affidabilità. Ma, come abbiamo già visto in Australia, la domenica è un’altra storia, e infatti già al via qualcosa inizia a scricchiolare, con Bottas che supera Raikkonen e si mette alle spalle di Seb, rimanendogli a distanza costante. Nel frattempo si consuma il disastro Red Bull, con Verstappen urtato da Hamilton e costretto ad una sosta ai box, per poi fermarsi definitivamente in pista con un problema elettrico, e Ricciardo vittima, contemporaneamente, dello stesso tipo di guasto.

Al termine della VSC attivata per rimuovere l’auto di Daniel, Hamilton supera 3 auto contemporaneamente, in quello che rimarrà il sorpasso più bello della giornata, e si prende in pochi giri il quarto posto.

I primi procedono a distacchi invariati fino al primo pit-stop di Vettel, attivato da una “finta” della Mercedes che porta la Ferrari a difendersi da un possibile undercut di Bottas, facendo rientrare Seb per montare le gomme soft. A quel punto sembra chiaro che la sua tattica sarà su due soste, e qualche giro dopo Bottas cambia le gomme ma la squadra tedesca punta sulle medie, che tanto aveva usato nei test di Barcellona, andando quindi su una strategia ad una sosta. I due compagni di squadra replicano la stessa modalità, con Raikkonen sulle soft e Hamilton sulle medie.

A questo punto della gara la Mercedes sembra decisamente in vantaggio, con un passo molto costante e la prospettiva, per la Ferrari, di ritrovarsi terza e quarta dopo l’ulteriore pit-stop. Ed è in questo momento che avviene l’episodio che ci ricorda che “Motorsport is dangerous” non solo per i piloti, e che, forse ha cambiato le sorti della gara sia in negativo che in positivo per la Ferrari. Raikkonen rientra per la sua seconda sosta e monta le super-soft che lo porteranno fino alla fine, ma i meccanici non riescono a smontare la posteriore sinistra. Il sistema elettronico fa incredibilmente scattare il verde e Kimi riparte investendo un meccanico, dovendosi poi fermare qualche decina di metri più avanti. Con i soccorsi in atto, Vettel non si può fermare e probabilmente a quel punto viene deciso dal muretto Ferrari di provare ad arrivare in fondo, portando le gomme gialle ad una percorrenza totale che la Pirelli non aveva dichiarato possibile.

Gli ultimi 15 giri di gara vivono, per la Mercedes, nell’attesa che le gomme di Vettel abbiano un crollo, con Bottas che guadagna da mezzo secondo ad un secondo al giro, e a 2 giri dalla fine arriva in zona DRS. Ma Vettel fa il miracolo, e riesce a mantenere nelle coperture quel po’ di prestazione necessario ad evitare che il finlandese lo attacchi, e vince così il GP alla sua duecentesima partecipazione. Al terzo posto un Hamilton che ha pagato duramente la penalità presa per la sostituzione del cambio. E che probabilmente può considerare anche questa seconda gara come una vittoria sfumata, dopo quella di Melbourne.

E al quarto posto c’è la seconda bella storia di giornata: il quasi debuttante Gasly con una Toro Rosso mossa dal motore Honda, che mai in 3 anni con la McLaren era arrivato a questi livelli. Un risultato a dir poco incredibile, soprattutto dopo le grandi difficoltà avute a Melbourne.

Seguono un altrettanto bravo Magnussen, con la Haas che ha confermato le prestazioni viste in Australia, anche se a maggiore distanza dal vertice, poi Hulkenberg, Alonso, Vandoorne e la terza sorpresa di giornata, Ericsson con la Sauber-Alfa Romeo (questa volta la carità di patria la lasciamo da parte). Chiude la zona punti Ocon con una Force India in recupero.

Nei primi 10 ci sono 8 team. Mancano Red Bull e Williams. Della prima abbiamo già parlato,  per la Williams permane il buio più totale già visto in Australia. Se escludiamo i primi tre team, gli altri sembrano tutti piuttosto vicini, e per il team di Frank si prospetta una stagione molto molto difficile, dove marcare anche un solo punto sarà un’impresa.

La Ferrari non vinceva le prime 2 gare dal 2004. Se allora il dominio era chiaro, di pilota ma anche di macchina, quest’anno sembra il pilota l’elemento che fa la differenza. In condizioni “normali” (ammesso che esistano) Hamilton poteva vincerle facilmente entrambe, ma, come già detto due settimane fa, se qualcosa va storto Vettel è pronto ad approfittarne. L’errore al pit-stop della Ferrari deve però suonare come un grande campanello di allarme. Se fosse accaduto a Vettel ora staremmo parlando di un disastro, e comunque è stato perso almeno un terzo posto e messa a forte rischio anche la stessa vittoria di Seb (ammettendo che, come ho ipotizzato sopra, non sia stato proprio l’incidente a far tentare la carta vincente della sosta unica).

Fra una sola settimana si corre in Cina. Gli scorsi anni il circuito di Shanghai era un incubo per i non motorizzati Mercedes. Ma quest’anno la Ferrari ha dimostrato di reggere molto bene il confronto anche in termini di velocità di punta, e Vettel potrebbe puntare ad un tris che metterebbe parecchio sotto pressione il team tedesco ed Hamilton, con tutte le conseguenze del caso.

P.S. la storia brutta di questo GP è ovviamente l’incidente al pit-stop di Raikkonen, sopra citato. Al momento fortunatamente non sembra che il meccanico abbia sofferto lesioni di elevata gravità. Il comportamento tenuto dai media in questa occasione è stato però vergognoso. Nessuna immagine, e ci sta, ma non dare neanche una notizia quando si era visto chiaramente che non si trattava di un urto da poco non è stata una gran scelta. E sarebbe, forse, anche opportuno che qualcuno valutasse più attentamente i rischi che comporta la procedura del pit-stop, condotta alle velocità di oggi, perchè di meccanici che tentano disperatamente di terminare di avvitare un dado quando la macchina sta già partendo se ne sono visti tanti, nelle ultime gare. Basta riguardare i due sciagurati pit-stop della Haas in Australia per rendersene conto. Ma, forse, l’incolumità dei meccanici vale meno di quella dei piloti.

Vettel rivince a Melbourne. Hamilton non ride più.

Quando si sa di essere in svantaggio rispetto agli avversari, si è consapevoli che bisogna fare tutto perfettamente se li si vuole sopravanzare.
E quando si sa di essere in vantaggio sugli avversari, prima di irriderli bisognerebbe sempre ricordarsi che la Formula 1 è uno sport complesso, dove normalmente vince il più forte, ma a volte gli eventi, e l’abilità o la non abilità altrui, fanno sì che le uova nel paniere si rompano.
Ed è quello che è successo oggi ad Hamilton e alla Mercedes, senza nulla togliere alla bellissima gara di Vettel e alla consistenza che indubbiamente la SF71H ha dimostrato, a dispetto di quanto si poteva prevedere dopo i test di Barcellona.

Tutto inizia ieri, quando Bottas disintegra la sua Mercedes in curva 2, nel tentativo di raddrizzare un week-end storto. Hamilton la piazza invece facilmente in pole, e in conferenza stampa si prende gioco dei ferraristi, smentendo seccamente di avere utilizzato il famigerato bottone che quest’anno si chiama “party mode”. E Vettel gli ha ricordato che preferisce fare festa alla domenica.

Pensare di fare festa avendo il tuo migliore amico che ti frega la fidanzata (cioè la prima fila) ma soprattutto avendo il guastafeste per eccellenza, tale Max, di fianco,  significa essere molto ottimisti, ma, come si suol dire, “l’ottimismo è il profumo della vita”. E se si è ottimisti, oltre che bravi, è più facile ottenere aiuti inaspettati. E infatti…

E infatti pronti-via e l’amatissimo (dai colleghi) Magnussen, alla guida del clone made in Parma della SF70H, brucia il fenomeno olandese e lo rende praticamente inoffensivo. Al punto che egli perde le staffe e dopo qualche giro si cimenta in un favoloso 360° in curva 2, che lo taglia fuori dalla gara.

Davanti, Hamilton sembra passeggiare, con Raikkonen a debita distanza e Vettel ancora più indietro. Alla Ferrari tentano l’unica carta possibile, quella dell’undercut con Kimi, ma la Mercedes copre bene facendo rientrare Lewis al giro successivo e nulla cambia. Nel frattempo Seb resta in pista, con tempi abbastanza buoni, in attesa degli eventi. Ed è in questo momento che gli amici della Haas, con perfetto tempismo, danno una monumentale dimostrazione di incompetenza. Avendo il solo e unico obiettivo di far mantenere ai propri piloti le posizioni da sogno di quel momento (quarto e quinto), fanno entrare prima Magnussen e lo mandano fuori con la ruota posteriore sinistra non fissata correttamente. Il povero Kevin riesce a parcheggiare in una zona sicura, ma subito dopo al compagno Grosjean viene riservato esattamente lo stesso trattamento, e questa volta, provvidenzialmente (per la Ferrari), Romain parcheggia in pista, costringendo la direzione di gara ad attivare la Virtual Safety Car.

La quale notoriamente è fonte di sorprese (o ingiustizie, a seconda dei punti di vista) e infatti Vettel riesce incredibilmente a guadagnare una decina di secondi passando per i box a cambiare le gomme, e rientrando in pista davanti ad Hamilton, il quale non si spiega come possa essere passato dal passeggiare tranquillamente in Albert Park ad inseguire l’odiato avversario.

A questo punto mancano una trentina di giri alla fine della gara, e per quello che si è visto fino a quel momento pare probabile che Lewis in pochi giri faccia polpette di Seb. Ma così non è, perchè Seb non si lascia minimamente intimidire, e fa volare la sua SF71H non commettendo il minimo errore, approfittando del fatto che nella prima parte di gara ha sapientemente risparmiato carburante e gomme. Dietro di lui un arrembante (e forse un po’ arrogante) Hamilton deve  fare i conti con le temperature della sua PU che si alzano, ma soprattutto col fatto che con queste macchine non si supera nemmeno col DRS. E si innervosisce, commettendo un errore decisivo, forse a causa di un settaggio sbagliato del ripartitore di frenata, e perdendo pochi decisivi secondi che di fatto interrompono il suo attacco.

E così quel sorriso che voleva togliere dalla faccia di Vettel scompare dalla sua, dovendo passare per secondo sotto la bandiera a scacchi. Dietro di loro, Raikkonen tiene a bada Ricciardo, buon quarto dopo la penalità subita in qualifica, e un redivivo Alonso che è riuscito a tenere a bada per una ventina di giri un trenino capeggiato da Verstappen e composto da Hulkenberg, Bottas, Vandoorne e Sainz, a completare i piloti in zona punti.

Fuori dai punti le due Force India, per le quali si prospetta una stagione difficile, con gli avversari di centro gruppo molto migliorati, e soprattutto un budget estremamente limitato. Notte fonda per Sauber (chiamiamola solo così, per carità di patria) e Williams, e tale probabilmente rimarrà per tutta la stagione. Non giudicabile la Toro Rosso, che non ha confermato le prestazioni intraviste nei test e nemmeno l’affidabilità.

Alla vigilia si diceva che non si sarebbe potuto giudicare la prestazione della Ferrari dalla gara di Melbourne. Ora che ha vinto, è bene ribadire con forza questo concetto, perchè sul risultato hanno pesato molto eventi inaspettati. Di sicuro si può dire che la SF71H è una buona macchina, ma è altrettanto sicuro che paghi qualche decimo alla W09, soprattutto in qualifica, e quei decimi, in una F1 dove purtroppo non si supera, sono decisivi. Ma non si può non sottolineare il fatto che la squadra e i piloti siano, come si suol dire, “sul pezzo”. E questa è condizione necessaria, anche se purtroppo non sufficiente, per portare a casa il mondiale 2018.

P.S. non c’è voluto molto a fare l’occhio all’Halo, quindi meglio non ricordare la sua esistenza.