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Hamilton fa 11, il mondiale 2018 va in archivio

L’ultima gara di una stagione molto lunga. Troppo lunga. E, nell’ultima parte, rovinata dalle continue polemiche regolamentari (batteria sì, batteria no, fori sì, fori no). Laddove, dopo Spa, ci si sarebbe aspettati un duello entusiasmante fra Vettel e Hamilton. Così non è stato, per motivi che sono stati ampiamente discussi e sui quali diretti interessati e tifosi hanno opinioni diverse.

Qualifica poco emozionante, col dominio della Mercedes dai cerchi forati, le due Ferrari in seconda fila e le due Red Bull in terza.

E anche il via non regala emozioni, almeno nelle prime posizioni, bensì un grosso spavento per Hulkenberg che finisce sulle barriere a testa in giù dopo avere chiuso un po’ troppo ottimisticamente una curva a destra avendo Grosjean all’interno.

Dietro Verstappen perde diverse posizioni a causa di un sensore difettoso che aveva portato il motore in modalità safe. Leclerc invece diverse posizioni le guadagna e si issa in quinta posizione, resistendo agli attacchi di Ricciardo.

Subito dopo il rientro della Safety Car, uscita dopo l’incidente di Nico, Max ingaggia una bella lotta con Ocon, questa volta per una posizione. La sua Red Bull vola nelle curve, ma è tremendamente lenta nei rettilinei, e non può resistere alla grande velocità della Force India. All’olandese servono alcuni giri per avere la meglio sul francese, questa volta molto corretto e, apparentemente, molto attento a non prendersi un’altra volta con l’antico rivale.

Al giro 10 la lunga carriera di Raikkonen in Ferrari finisce con poca gloria quando la sua Ferrari si spegne improvvisamente sul rettilineo di partenza. Dopo qualche inutile tentativo per rimetterla in moto, Kimi si deve arrendere. Hamilton e Leclerc approfittano della virtual safety car per cambiare le gomme e montare la mescola più dura fra quelle disponibili. Lewis si ritrova assieme a Verstappen col quale ingaggia un bel duello. L’olandese ha però la meglio e riesce a mettere rapidamente 2 secondi fra lui e l’inglese. Il quale, evidentemente, deve pensare a salvaguardare le sue coperture, dovendo arrivare fino in fondo.

Bottas conduce senza grandi problemi davanti a Vettel sempre a distanza di sicurezza e a Ricciardo che riduce progressivamente il distacco girando mezzo secondo più veloce. Ma ancora più velocemente si avvicina a lui il suo compagno di squadra, che si piazza ad 1 secondo senza però provare l’attacco.

Al giro 16 Vettel cerca l’undercut rientrando ai box per un pit-stop che però si rivela piuttosto lungo, e così Bottas può coprire agevolmente la strategia rientrando al giro successivo e uscendo comodamente davanti al tedesco.

Al giro 18 anche Verstappen si ferma ai box, lasciando quindi Ricciardo da solo in testa alla gara, seguito da Hamilton a 5 secondi. Qualche giro dopo inizia addirittura a piovere, ma con le temperature del deserto la pista non si bagna neanche, e non c’è alcun effetto sui tempi sul giro.

A metà gara Ricciardo è l’unico dei primi a non avere ancora cambiato le gomme, e i suoi tempi iniziano ad alzarsi, con Hamilton che gli guadagna 4 secondi in 3 giri arrivandogli a meno di 3. Ma è solo un’illusione, perchè l’australiano torna a girare sui tempi dell’inglese, mantenendo il distacco costante. A questo punto la gara di Daniel è però compromessa, perchè l’inevitabile pit-stop lo farà precipitare in quinta posizione ad almeno 5 secondi dalla quarta.

E il pit-stop arriva a 20 giri dalla fine, e l’australiano inizia una furiosa rincorsa che dovrà però compiere con la mescola più dura a disposizione. Nonostante questo, i suoi tempi nei primi giri a gomma nuova sono di 3 secondi più veloci rispetto a quelli che ha davanti, che raggiunge in così in poche tornate.

Nel frattempo Bottas si trova improvvisamente in difficoltà e viene superato in tromba da Vettel. Verstappen gli si accoda ma riesce a superarlo di forza solo dopo qualche giro, rifilandogli anche una ruotata. A Ricciardo servono invece poche curve per passare davanti al finlandese, che vede così materializzarsi la possibilità di un 2018 a zero vittorie, destinato a restare una macchia nella sua carriera.

Gli ultimi giri sono all’insegna della noia, con Vettel che prova timidamente ad avvicinarsi ad Hamilton, non andando però mai sotto i 4 secondi, e le due Red Bull che non ingaggiano alcun duello e nemmeno riescono a raggiungere il ferrarista.

Finisce così con Hamilton, Vettel e Verstappen sul podio, Ricciardo che saluta la Red Bull con un quarto posto, frutto della strategia che la squadra gli ha affibbiato, e Bottas. A debita distanza Sainz che a sua volta saluta la Renault guadagnando la posizione di “migliore degli altri”. Poi Leclerc, destinato a ben altre posizioni l’anno prossimo, Perez, Grosjean e Magnussen.

Alonso chiude la carriera in Formula 1 con un undicesimo posto e 5 secondi di penalità. Ma l’immagine di Seb e Lewis che lo accompagnano nel giro d’onore e fanno i tondi assieme a lui sul traguardo resterà come una delle più belle di questa stagione, che, come detto all’inizio, ha regalato tanti bei momenti ma ha anche, per certi versi, mostrato i limiti di una Formula 1 dai toni spesso esasperati ed esagerati.

Undicesima vittoria su 21 gare per Hamilton. Il mondiale 2018 resterà negli archivi come il migliore di Lewis, quello in cui, fuori da ogni dubbio, il merito è stato più suo che della macchina o di qualche episodio fortunato (o sfortunato per gli avversari). E la dimostrazione è data non solo dalle vittorie ottenute nei momenti di maggiore difficoltà, ma anche dal fatto che il compagno di squadra, come detto, ha finito con zero primi posti. E, a ragion veduta, il ruolo di maggiordomo che gli hanno affibbiato, benchè poco giustificabile da un punto di vista sportivo, è stato più che meritato.

Raikkonen finisce ottimo terzo nel mondiale e sarà costretto suo malgrado a presenziare alla premiazione FIA.

E’ stato il gran premio dei tanti addii: Ricciardo alla Red Bull, Leclerc alla Sauber, Raikkonen alla Ferrari, Sainz alla Renault, Sirotkin, Ocon e Vandoorne alla Formula 1 (e in pochi li rimpiangeranno). Ma soprattutto Alonso: a parere di chi scrive, peraltro, il suo non è un addio ma un arrivederci, quindi non vale la pena di parlarne oltre.

Appuntamento al 2019.

P.S. immaginiamo per un momento che Vettel e Hamilton fossero arrivati a giocarsi il titolo ad Abu Dhabi. Con una macchina ritirata e un pit-stop sbagliato, la Ferrari l’avrebbe comunque perso. Tanto si  è parlato delle responsabilità del pilota, il quale in questi giorni non ha perso occasione per ribadire di “non avere avuto una macchina dominante” (dando implicitamente ragione a quelli che sostengono che lui abbia proprio bisogno di questo, per vincere il titolo, come fu ai tempi della Red Bull). In realtà se è vero che Hamilton si è dimostrato nettamente superiore a Vettel, è vero anche che la Mercedes, come squadra, si è dimostrata superiore alla Ferrari. E, probabilmente, ha ragione Bernie Ecclestone quando afferma che con Marchionne ancora presente ai box le cose sarebbero andate in maniera un po’ diversa.

P.S 2: l’immagine di un motore Honda fumante davanti alle due Red Bull porta a chiedersi dove trovi Marko tutto l’ottimismo che va spargendo in merito ai presunti progressi dei giapponesi. Il più grosso interrogativo che ci porteremo a Melbourne nel 2019 sarà legato alla competitività del binomio austriaco-nipponico, e alle conseguenti speranze di vedere Verstappen come serio candidato al titolo.

Ocon nega la vittoria a Verstappen, Hamilton vince, la FIA è confusa

Il “metro di giudizio” è un problema in tutti gli sport. C’è un regolamento scritto, poi ci sono l’interpretazione e l’applicazione, che dipendono dagli uomini. Giudici e contendenti.

In F1 il “metro di giudizio” è un problema da sempre. Troppi soldi, troppi interessi e, spesso, molta approssimazione da parte della FIA.

Giusto per citare, in premessa, un po’ di episodi: Hamilton si rende protagonista di impeding nei confronti di Raikkonen e di una manovra pericola nei confronti di Sirotkin, e non viene nemmeno investigato. Vettel non rispetta la procedura di pesatura, quasi investendo un commissario e distruggendo la bilancia, e riceve solo una reprimenda. E, infine, Ocon doppiato butta fuori il leader Verstappen e si becca solo 10 secondi, quando, in altri tempi, sarebbe arrivata bandiera nera (non sappiamo al momento cosa prevedranno per lui nel post-gara). Di sicuro sanzioni (o non-sanzioni) incoerenti con quanto visto nelle gare precedenti.

Premesso questo, le qualifiche sono vissute sul solito duello Hamilton-Vettel, e sulla solita prevalenza del primo. Ma la Ferrari era sembrata avvantaggiata per la gara, sia per il passo mostrato nelle prove libere, sia per il fatto di partire con la mescola soft, che garantisce un primo stint più lungo. Il che su una gara in cui è previsto un solo stop è una buona notizia.

Partenza furba delle due Mercedes, con Hamilton che parte bene e affronta la prima curva con molta calma, favorendo il rientro di Bottas a fianco di Vettel, il quale perde così la seconda posizione. Una scena già vista altre volte quest’anno che dimostra come l’avere i ruoli ben delineati può aiutare, e non poco.

Per Seb i primi giri non sono facili, venendo superato da Verstappen e dal compagno Raikkonen. Max rientra velocemente su Bottas ma non riesce ad attaccarlo. E i due ferraristi sembrano attendere che la loro gomma gialla inizi a funzionare meglio delle rosse degli avversari.

E in effetti il famigerato blistering colpisce prima di tutti il povero Bottas, il quale perde la posizione su Verstappen, e poi inizia a girare un secondo più lento, facendo perdere molto tempo ai due ferraristi. Per i quali la gomma non inizia a funzionare meglio, e Raikkonen non ha la stessa decisione di Max nei sorpassi, essendo così costretto a subire il passo del connazionale. Fino a quando, al 18° giro, Valtteri non viene richiamato ai box per montare gomma media, la più dura a disposizione. Al giro successivo viene imitato dal compagno di squadra, anch’egli con pneumatici visibilmente rovinati.

E con le gomme nuove le due Mercedes iniziano a volare. Ma la prestazione monstre dura solo pochi giri, e poi prevale la necessità di fare più di 50 giri con quelle gomme, e i loro tempi si allineano a quelli dei primi quattro.

Mentre al giro 26 anche Vettel si ferma per mettere le gomme medie, Ricciardo piazza il giro veloce con gomma supersoft vecchia di 29 tornate. E Verstappen continua a viaggiare con tempi più veloci rispetto ad Hamilton, al quale inizia a venire il dubbio di ritrovarsi dietro l’olandese quando questo farà il suo pit-stop.

Quando al 31° giro Raikkonen si ferma per montare gome medie, perdendo la posizione su Vettel, le due Red Bull si ritrovano al comando della gara. E pochi giri dopo si forma un trenino composto da Bottas e dai due ferraristi. A Vettel viene dato l’ordine di far passare il compagno di squadra, che sembra più veloce, ed in effetti il tedesco perde subito il contatto da lui.

Ad esattamente metà gara, Verstappen si ferma per montare gomma gialla. A questo punto ha gomme più fresche e morbide rispetto ad Hamilton, e tutto fa pensare che l’attacco a Lewis sarà per lui un gioco da ragazzi. E tale si rivelerà qualche giro dopo, con un sorpasso in tromba sul rettilineo principale, e l’inglese impossibilitato a difendersi.

Ma qualche giro dopo accade l’impensabile. Ocon si vuole sdoppiare (!) da Verstappen e lo attacca in fondo al rettilineo di partenza. Max, ovviamente, non se lo aspetta e chiude la curva come se fosse da solo. Ma così non è, ed entrambi vanno in testacoda. Il francese è notoriamente pilota Mercedes, e questo episodio favorisce guarda caso Hamilton, che ritorna in testa alla gara. L’olandese riesce a ripartire ad oltre 6 secondi e il fondo danneggiato.

Nel frattempo, dietro i primi due, Raikkonen è riuscito finalmente a superare Bottas per la terza posizione, e Ricciardo supera Vettel per la quinta, e poco dopo anche Bottas, che si ferma per un secondo pit-stop imitando Vettel che lo aveva fatto poco prima.

Gli ultimi 10 giri trascorrono con Hamilton che si lamenta per radio un po’ di tutto (non una novità per la verità),  Verstappen con la macchina malandata che cerca di raggiungerlo, e Raikkonen che deve difendersi da un arrembante Ricciardo. Ma non accade nulla, e in quest’ordine taglieranno il traguardo, seguiti da Bottas, da un evanescente Vettel, da Leclerc che oggi ha assaggiato cosa significhi battagliare con il futuro compagno di squadra per una posizione, poi le due Haas di Grosjean e Magnussen, e Perez.

Poca gloria per Renault e Toro Rosso, e, al solito, per Williams e McLaren, che dopo avere toccato il fondo stanno ora scavando.

La vittoria di Hamilton ha consentito alla Mercedes di vincere matematicamente il quinto mondiale costruttori consecutivo. Non una sorpresa, per la verità. Anche se una Ferrari così arrendevole non era francamente prevedibile. Ora resta una sola gara, quella di Abu Dhabi, storicamente poco favorevole alla rossa. E’ prevedibile che per tornare ad avere la gioia della vittoria dovranno attendere il 2019.

P.S. Oggi Ocon ha fatto una manovra assurda, ingiustificabile, e la cui motivazione va probabilmente al di là di una semplice esigenza di gara. A meno di non pensare che costui sia un perfetto incapace, ma ricordiamoci che già a Monaco affermò serenamente di avere ricevuto l’ordine di non far perdere del tempo al pilota della squadra che lo ha portato in F1 e che sta ancora cercando un sedile per lui per il 2019. Forse la FIA dovrebbe chiedergli qualche spiegazione aggiuntiva, ma probabilmente in questo momento ha altro a cui pensare. Anche perchè per lo spettacolo questi episodi sono una manna dal cielo. 

Hamilton raggiunge Fangio, Verstappen come Speedy Gonzales

Era già tutto previsto. Forse da molto tempo. Ma vedere il nome di Lewis di fianco a quello di Fangio fa comunque un certo effetto. Perchè ora davanti ne è rimasto soltanto uno.  E, come spesso è successo nella storia della Formula 1, il futuro predestinato alla rincorsa del record è già presente.

In Messico abbiamo visto il presente e il futuro della Formula 1, in un quasi-remake del gran premio dello scorso anno. Nello stesso luogo, Verstappen vince la corsa dominando, e Hamilton vince il campionato del mondo, il suo quinto, uguagliando, come detto, Juan Manuel Fangio. E portandosi a due lunghezze da Michael Schumacher.

Le qualifiche avevano confermato che quella di Città del Messico è una pista Red Bull. Ricciardo soffia la pole a Verstappen, che aveva dominato tutte le sessioni di prova fino a quel momento, lasciando interdetto Marko. Dietro di loro Hamilton e Vettel, con i primi 4 comunque molto vicini.

Si prospetta una partenza da brividi, ma Ricciardo sbaglia completamente lo start, e sia Hamilton che Vettel hanno le loro buone ragioni per cercare di stare fuori dai guai. E così Verstappen può passare tranquillamente in testa, davanti ad Hamilton, Ricciardo e Vettel che vince una breve lotta con Bottas.

Ma le Pirelli durano solo una decina di giri, poi il graining ha la meglio sulle strategie pianificate costringendo Red Bull e Mercedes ad un cambio un po’ anticipato per montare la gomma super soft. Le Ferrari riescono a ritardare il pit-stop di qualche giro, quanto basta per consentire a Raikkonen di far perdere un po’ di tempo ad Hamilton il quale, una volta liberatosi del finlandese, si ritrova a 9 secondi da Verstappen, un distacco quasi doppio rispetto a quello che aveva prima della sosta.

Ma anche con la gomma un po’ più dura, il graining non sparisce, e l’unico che non sembra soffrirne troppo è Verstappen, che mantiene la sua leadership con tranquillità aumentando il suo vantaggio su Hamilton che tiene tranquillamente a bada Ricciardo il quale a sua volta è incalzato da Vettel, che riesce a superarlo a circa metà gara, complice la presenza di alcuni doppiati.

E qualche giro dopo il tedesco ha la meglio anche su Hamilton, il quale molto intelligentemente non prova nemmeno a reagire. Non gli serve, gli basta arrivare settimo per vincere matematicamente il titolo.

Con la pista libera davanti, e gomme di qualche giro più fresche, Vettel inizia a volare inanellando giri più veloci. Ma Verstappen è distante ben 13 secondi. Hamilton, sempre più in difficoltà con le gomme, inizia a lamentarsi per radio, e Ricciardo, che nel frattempo sembra essersi liberato del graining, lo raggiunge e lo supera grazie ad un errore di Lewis. Che si ferma immediatamente per montare gomme ultrasoft. E lo stesso fa Vettel, che tenta quindi la carta della sorpresa. La Red Bull copre subito questa strategia facendo fermare Verstappen.

Ma il tedesco della Ferrari si ritrova nuovamente dietro a Ricciardo, il quale con gomme più vecchie gira su ottimi tempi, e superarlo non sembra cosa facile. Gli viene in aiuto la proverbiale obsolescenza programmata Red Bull, che fa fermare l’australiano a pochi giri dalla fine, quando sembrava avviato verso un comunque ottimo secondo posto.

A quel punto però Verstappen è troppo lontano per Seb, e va a vincere indisturbato il suo secondo GP del Messico di fila, davanti alle due Ferrari (terzo un Raikkonen invisibile e sornione per tutto il GP) e ad Hamilton, ad un passo dall’essere doppiato. Il quarto posto gli vale però il titolo mondiale. Quinto, doppiato, arriva un inesistente Bottas, lo seguono a 2 giri Hulkenberg, Leclerc, Vandoorne con una stranamente “competitiva” McLaren, Ericsson e Gasly, che prende l’ultimo punto disponibile grazie soprattutto ai problemi altrui. Poca gloria, stranamente, per Force India e Haas, e molto meno stranamente, per la Williams.

E’ il momento di celebrare il quinto titolo di Hamilton. Ma qualsiasi parola sarebbe superflua, è sufficiente ripensare a come ha corso tutto il campionato, due spanne sopra il diretto rivale, non quando la sua Mercedes è stata molto più forte della Ferrari (e ci sono state alcune occasioni in cui lo è stata), ma, soprattutto, quando non lo era, perchè ha sempre portato a casa la vittoria. Ed è questo che distingue quelli che di mondiali ne vincono più di uno da quelli che ne vincono uno solo. Verrebbe da dire che quest’anno abbiamo visto, dall’altra parte, l’eccezione a questa regola, ma c’è, forse, qualcosa che sfugge. E che magari capiremo fra qualche tempo.

A questo punto mancano solo due gare, e la Ferrari è teoricamente ancora in corsa per il mondiale costruttori. E, visto lo stato di forma della Mercedes nelle ultime due gare, non è vietato sperare. Due vittorie non sarebbero magari sufficienti, ma di sicuro risolleverebbero il morale, e ora a Maranello ne hanno parecchio bisogno.

P.S. da quando la Mercedes ha chiuso i fori nei cerchi e nei mozzi, non è stata più in grado di vincere, patendo grosse difficoltà con le gomme. E’ di sicuro un caso, così come lo fu il fatto che la Ferrari smise di volare quando la FIA montò il secondo sensore. Lo stesso tipo di caso che porta Ricciardo a ritirarsi 8-9 volte più del compagno. La storia della F1 è piena di questo tipo di “casi”, quindi niente di nuovo, basta godersi lo spettacolo, sempre e comunque.

Kimi torna alla vittoria, Lewis rinvia la festa

Ci sono gran premi che suggellano la carriera di un pilota, altri che ne certificano una crisi profonda, di quelle che richiedono un reset e un nuovo inizio.
Ad Austin è successo proprio questo: Raikkonen vince un GP con la Ferrari dopo 9 anni e 113 gare di astinenza, e, salvo eventi clamorosi, questa è stata la sua ultima volta sul gradino più alto del podio. Vettel commette l’ennesimo errore di una stagione disastrosa, come mai si era vista per un pilota Ferrari designato come prima guida e a cui è stata affidata una macchina vincente.

Il venerdì, la pioggia aveva certificato le difficoltà Ferrari. Ma il sabato, complice forse anche lo smontaggio degli ultimi aggiornamenti, entrambe le rosse sono tornate vicinissime alla Mercedes (di Hamilton), mancando la pole per pochi centesimi. Vettel si vede negata la prima fila da una sacrosanta penalità comminata per l’ennesima distrazione, accomodandosi in terza, dietro Bottas e Ricciardo. Per sua fortuna, Verstappen rimane vittima dei dissuasori installati per evitargli di fare il furbo, e viene relegato diverse file indietro.

Ma questo non è sufficiente ad evitare al tedesco l’ennesimo disastro del primo giro causato da una Red Bull. Alla partenza Raikkonen riesce a prendersi la prima posizione, grazie anche alle gomme più morbide rispetto ad Hamilton. Dietro scoppia il finimondo, con Stroll che centra in pieno Alonso, e Grosjean che fa fuori se stesso e Leclerc. Nel frattempo Vettel riesce a superare Ricciardo, che però non ci sta, e cerca di riprendersi subito la posizione affiancando il tedesco il quale perde la macchina, lo colpisce e si gira, ripartendo dal fondo.

La gara di Daniel dura però pochi giri, fino a quando la sua Red Bull lo abbandona per l’ennesima volta al giro 11. Questo provoca l’attivazione della Virtual Safety Car. Hamilton ne approfitta per fare il primo pit-stop, e a questo punto è chiaro che ne dovrà fare un secondo. Torna in pista in terza posizione, dietro al suo compagno di squadra, che raggiunge e supera in pochi giri, accodandosi poi a Raikkonen, il quale, con le gomme ormai finite, riesce a tenerlo dietro per due giri facendogli perdere una manciata di secondi. Bottas lo segue al box il giro successivo, ma all’uscita si ritrova dietro a Verstappen, rimontato fino alle prime posizioni, così come Vettel, il quale effettua il suo pit-stop al giro 26, e torna in pista staccato di una ventina di secondi dal finlandese della Mercedes.

A metà gara Hamilton ha 15 secondi di vantaggio su Raikkonen, ma i suoi tempi sono sempre più lenti di quelli di Raikkonen, a causa del blistering che accusa sulle gomme posteriori. Kimi a sua volta gira più lento di Verstappen in terza posizione. Ci si chiede se Lewis riuscirà a terminare la gara senza effettuare l’ulteriore cambio, in teoria inevitabile.

E inevitabile si conferma, perchè, peggiorando il blistering, a 18 giri dalla fine Lewis si ferma, ed esce in quarta posizione dietro al suo compagno di squadra, che lo fa gli dà strada immediatamente e per la seconda volta in giornata. Nel frattempo Verstappen si avvicina a Raikkonen, tornato in testa alla gara. Ma dietro di loro Hamilton, con gomme fresche, si avvicina velocemente, e a 2 giri dalla fine prova l’attacco a Max nella parte lenta ingaggiando una bellissima lotta che dura qualche curva, e finisce con Hamilton largo nella via di fuga, dopo una corretta difesa dell’olandese. A quel punto Lewis tira i remi in barca, e Kimi, che ha approfittato della lotta fra i due inseguitori, si gode gli ultimi 2 giri indisturbato.

Al quarto posto chiude Vettel, riuscito negli ultimi giri a superare un inesistente Bottas. Seguono ad oltre un minuto le due Renault, tornate veloci (si fa per dire) e affidabili, poi Ocon, Magnussen e Perez.

Fuori dai punti e doppiati, le due Toro Rosso , la Sauber e la McLaren superstiti, e le due Williams.

Fra solo una settimana, in Messico, Hamilton potrà festeggiare il suo quinto titolo mondiale. Per la Ferrari quello di oggi è un contentino molto pericoloso. La splendida prestazione di Raikkonen può far passare in secondo piano il grande problema che hanno ora da risolvere: il pilota di punta, un 4 volte campione del mondo, è ormai ufficialmente dentro un tunnel, dal quale qualcuno lo deve aiutare ad uscire. Il numero di errori commessi dalla Francia in poi è preoccupante e pure in aumento. Che non sia sereno è palese anche nelle interviste. E l’anno prossimo avrà in casa un brutto cliente, un po’ come gli capitò in Red Bull nel 2014, e anche allora andò in crisi decidendo di cambiare squadra. Ma nel 2020 di macchine competitive libere verosimilmente non ce ne saranno, ed è il caso quindi che faccia un bel reset, e che in questo, come detto, venga aiutato dalla squadra, perchè forse, complici non meglio precisati problemi personali, da solo potrebbe non farcela. In Ferrari devono lasciare da parte le diatribe interne, ormai trapelate ufficialmente, perchè se il pilota ne sarà coinvolto l’anno prossimo li aspetta un replay del 1992.

P.S. il recupero di competitività della Ferrari è curioso, dopo 3 gare in cui la Mercedes era sembrata nettamente superiore. Questo sembra ovviamente smentire  la teoria secondo la quale il calo di prestazione fosse dovuto ai pressanti controlli FIA. Forse la ragione è molto più semplice: la Ferrari è andata più forte dopo avere ancora una volta smontato gli aggiornamenti, e questo è preoccupante, perchè evidenzia il problema cronico degli ultimi 10 anni, il non riuscire a far migliorare l’auto nel corso della stagione. E, non dimentichiamolo, a giugno è stato lasciato andare via colui che aveva supervisionato il progetto dell’auto stessa, e non si può non pensare che questo abbia pesato negativamente.

Hamilton e la Mercedes stravincono in Giappone, la Ferrari affonda

Suzuka è una gran bella pista. Una di quelle che esaltano macchine e piloti. Dove i migliori scavano un abisso rispetto agli altri. O lo approfondiscono, se l’abisso c’è già. E gli altri, per cercare di stare loro vicini, commettono errori.

E così vediamo una Ferrari che tenta di qualificarsi con gomme da bagnato quando la pista è asciutta. Col risultato di contrapporre, ad una prima fila Mercedes, un misero nono posto di Vettel, compromettendo fin dal sabato le poche possibilità di ridurre il divario da Hamilton in campionato.

Allo spegnimento dei semafori, Vettel parte a razzo e guadagna 3 posizioni portandosi subito dietro al compagno di squadra. Ad evitare alla Ferrari il team order ci pensa il prode Max Verstappen, che arrivando lungo all’ultima chicane rientra in pista mentre arriva Raikkonen buttandolo fuori pista e facendolo rallentare quanto basta per far passare Vettel. Nel frattempo l’alter ego di Verstappen quanto a simpatia, Kevin Magnussen, si fa tamponare da Leclerc sul rettilineo di partenza, col risultato di bucare una gomma e percorrere un intero giro seminando detriti.

Questo provoca l’uscita della Safety Car, e alla successiva ripartenza si ingaggia il duello fra Verstappen (nel frattempo giustamente penalizzato di 5 secondi) e Vettel. E accade quanto ampiamente prevedibile. Alla frenata della Spoon curve, Vettel vede un varco all’interno, e con un ottimismo che definire eccessivo è un eufemismo si butta all’interno dell’olandese. Il quale, non aspettandosi un attacco, segue la traiettoria ideale chiudendo la curva e urtando il tedesco, che finisce in testacoda nella via di fuga ritrovandosi poi in coda al gruppo, fortunatamente con la macchina non troppo danneggiata.

Raikkonen non riesce ad approfittare dell’urto fra i due davanti a lui, perchè troppo lontano. Le sue gomme supersoft iniziano molto presto a perdere prestazione, e lo costringono a fermarsi forse un po’ anticipatamente rispetto alle previsioni. A Kimi vengono montate gomme medie, l’unico set portato dalla Ferrari e mai provato nel corso delle prove.

Qualche giro dopo anche Verstappen si ferma, scontando i 5 secondi di penalità, e riesce ad uscire davanti a Raikkonen. Qualche giro dopo si ferma anche Ricciardo, in grande rimonta dopo essere partito dalla quindicesima posizione a causa di un’avaria subita in qualifica. E anche lui riesce ad uscire davanti a Kimi, che si ritrova così in quinta posizione ma, quel che è peggio, con una macchina senza prestazione.

La lotta per le prime posizioni finisce virtualmente qui. Vettel riuscirà a rimontare fino alla sesta posizione, ultimo della prima classe e staccatissimo dal compagno Raikkonen, il quale a sua volta rimedia un distacco abissale da Ricciardo. Verstappen si avvicinerà a Bottas senza però riuscire realmente ad impensierirlo, nonostante diversi errori da parte di quest’ultimo, evidentemente in crisi con le gomme.

E così Hamilton porta a casa la quarta gara consecutiva, la sesta in sette gare (e nell’unica che non ha vinto è comunque arrivato secondo), la quinta di fila a Suzuka. Dietro i primi sei troviamo Perez, un sempre ottimo Grosjean, Ocon e Sainz, che negli ultimi giri nega a Gasly e alla Honda l’ultimo punto disponibile.

Ancora notte fonda per McLaren e Williams, e poca soddisfazione pure per la Sauber dopo una qualifica che faceva ben sperare.

L’idea che dà la Ferrari in questo momento (e lo stanno dicendo anche fonti giornalistiche tradizionalmente vicine alla squadra di Maranello) è di essere in grande confusione. E il week-end in Giappone lo ha purtroppo completamente confermato, a partire da una scelta di mescole da portare a dir poco scellerata (come già accadde per Sochi), pur se presa diverse settimane fa, per continuare con la decisione di utilizzare gomme da bagnato in Q3 quando era abbastanza evidente che fosse l’opzione sbagliata, non fosse altro che per il fatto che tutti gli altri stavano decidendo diversamente, per finire con la poca lucidità dei due piloti in gara, entrambi letteralmente fermati, come al solito, da Verstappen, che si sta rivelando un ostacolo ancora maggiore delle due Mercedes, se si fa il conto di quanti problemi ha creato la (gestione della) sua presenza in pista nelle ultime due stagioni.

Nel frattempo la Mercedes ha letteralmente iniziato a volare, dimostrando nelle ultime tre gare un enorme vantaggio, di macchina, di piloti e soprattutto di lucidità. A questo punto c’è il rischio che il mondiale 2018 venga ricordato come il quinto consecutivo di grande supremazia Mercedes, e questo sarebbe un po’ ingeneroso nei confronti di Hamilton, che andrà molto probabilmente a chiudere il discorso già nella sua amata Austin. Perchè la suddetta supremazia, quest’anno, è dovuta a fattori più umani che tecnici, a differenza degli anni scorsi.

P.S. l’intervista di Maurizio Arrivabene a fine gara può essere letta in tanti modi. Come quella di un team principal che tenta di difendere la sua squadra dopo un risultato estremamente deludente, ma anche come quella di chi ha visto un’altra gara. Parlare di risultato positivo quando la pista dice che la Ferrari oggi è stata la terza forza, e quando i due mondiali piloti e costruttori hanno preso ancora una volta la via di Stoccarda, sembra francamente fuori luogo. Ma questa è la cifra della Ferrari, in questo momento, e forse non c’è troppo da stupirsi dei risultati che arrivano di conseguenza. Nonostante una SF71H che anche oggi si è dimostrata, in gara, un’ottima vettura.