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La Mercedes vince il sesto titolo a Suzuka, la Ferrari ricomincia a sprecare

Il GP del Giappone ci ha regalato un format diverso, con qualifiche e gara nello stesso giorno. E quindi provo anche io a fare qualcosa di diverso, una non-cronaca, come avevo promesso qualche giorno fa. Procederò fornendo 10 punti e spunti di discussione, perchè di cose su cui riflettere oggi ce ne sono tante, pur non essendo stata la gara più divertente della stagione.

1) Sesto titolo costruttori Mercedes. Uguagliato il periodo d’oro Ferrari 1999-2004. Con tante differenze e molte analogie. Cito solo la più grande, delle differenze: all’epoca si fece di tutto per fermare il dominio rosso, e ci si riuscì. In quest’epoca no, ed è probabile che fra più o meno un anno parleremo dello storico settimo titolo. Meritatissimo, sia ben chiaro. Ma in realtà la storia è già stata fatta oggi, perchè con Leclerc a 115 punti e 4 gare da disputare, è matematico che il titolo lo vincerà un pilota Mercedes, e sarà anche in questo caso il sesto consecutivo, cosa mai riuscita a nessun’altra squadra.

2) La SF90 2.0 è andata bene anche a Suzuka, centrando una clamorosa prima fila. Ma, soprattutto, in gara non ha sfigurato, a dispetto di quello che si era visto il venerdì, e chissà come sarebbe andata se…

3) … Sebastian e Charles non avessero (probabilmente) pensato più a fregarsi l’un l’altro che a partire bene. Il tedesco è stato autore di un jump-start come, dalla pole, non se ne vedevano da tempo, mentre il monegasco probabilmente pensava ad altro nello scatto, e poi ha peggiorato la situazione buttando fuori Verstappen. Fossero rimasti primo e secondo, chissà. Alla fine Vettel ha parzialmente rimediato all’errore con un ottimo secondo posto difeso senza grandi problemi negli ultimi giri dagli attacchi di Hamilton. Leclerc si è divertito con tanti sorpassi ma è arrivato solo fino alla sesta posizione.

4) Quando negli anni scorsi il Verstappen 1.0 si scontrava con Vettel e Raikkonen, questi ultimi avevano sempre la peggio. Il Max 2.0 oggi con Leclerc è stato la vittima. Segno dei tempi che cambiano.

5) Non oso pensare a come sarebbero state giudicate le due mancate penalizzazioni dei ferraristi nel caso in cui fossero stati in piena lotta per il mondiale. Non si era mai visto un pilota muoversi sulla griglia e non essere penalizzato, così come, fino a poco tempo fa, un pilota che buttasse fuori un altro avrebbe preso di sicuro una punizione. Oggi niente. Ci spiegheranno che il regolamento è stato rispettato alla lettera, ma la percezione è che si sia passati dal tutto al niente. Bene così.

6) La Honda in casa propria è stata quasi inesistente. Indipendentemente dal problema di Verstappen, il super-motore da 2 GP non è sembrato nulla di speciale. Albon, autore di un ottimo quarto posto, è arrivato a quasi un minuto, di pochissimo davanti a Sainz con una McLaren che monta l’odiato motore Renault. Non una grande prestazione. C’è da credere che in Red Bull, e, in particolare, Helmut Marko, stiano lavorando sodo per tenere calmo Max….

7) … e al fatto che nel 2020 la Honda raggiungerà la Mercedes e la Ferrari, come ha sostenuto Helmut stesso qualche giorno fa, probabilmente non credono nemmeno gli ingegneri giapponesi.

8) Un pensiero per il personale dei team che si è dovuto sobbarcare due montaggi e smontaggi nel giro di 3 giorni. Vedendo le attrezzature che portano ad ogni week-end, vengono i brividi solo a pensare a tutto il lavoro di coordinamento necessario per mettere in piedi lo show, figuriamoci se bisogna smontare il teatro e rimontarlo nel bel mezzo dello show stesso. E’ una cosa che gli appassionati non vedono, ma la Formula 1 è un vero e proprio miracolo di organizzazione del lavoro non solo per quanto riguarda le auto.

9) Leclerc si è fatto due giri con l’ala anteriore rotta, ed è stato richiamato ai box su indicazione della FIA solo dopo che un pezzo dell’ala stessa è finito sulla macchina di Hamilton che lo seguiva, proprio nel punto più veloce della pista. Si è corso un rischio altissimo, ed è ridicolo che, con tutta l’attenzione che si ha (giustamente, viste le tragedie passate) sul problema dei detriti vaganti, non si pensi a fermare immediatamente una macchina in quelle condizioni. Non è la prima volta che accade, forse bisognerebbe ripensare le procedure da usare in questi casi.

10) Infine, la classifica degli altri. Abbiamo detto di Sainz ottimo quinto con la McLaren consolidata quarta forza del mondiale. Con Ricciardo settimo e Hulkenberg decimo la Renault continua con le prestazioni mediocri, e sul suo futuro in Formula 1 si addensano nubi molto pesanti considerando il cambio al vertice del gruppo avvenuto nei giorni scorsi.  Punticini buoni per Gasly, ottavo, e Perez, nono e salvato da un errore della direzione gara che ha congelato la classifica finale al giro prima di quello conclusivo, rendendo ininfluente la sua uscita di pista. Nei bassifondi finiscono, ancora una volta, le Alfa Romeo e le Haas vittime, evidentemente, di una incapacità cronica nel trovare setup e strategie adeguate, e l’avere i piloti che hanno non le aiuta di sicuro. Citazione finale per la Williams, per la quale è emersa pubblicamente la situazione ridicola in cui versa, che ricorda molto da vicino gli inizi della scuderia, a metà anni 70, quando patron Frank teneva insieme la squadra grazie ad espedienti vari ed assortiti. Corsi e ricorsi storici.

Mancano 4 gare alla fine di un mondiale il cui esito era già stato scritto dopo la prima prova in Australia. La Ferrari può terminare in alto nella speranza di rimanerci per il 2020, e avrà probabilmente se stessa, e non la Mercedes come avversario principale. Sempre che a qualcuno non venga in mente di studiare un po’ meglio la sua MGU-K ed emanare qualche “chiarimento” regolamentare (il riferimento al punto 1 è ovviamente voluto).

P.S. nutro la speranza che mercoledì prossimo al meeting FIA che delibererà il regolamento 2021 si presentino tutti sobri e, rinsavendo, si rendano conto che la qualification race è una cosa assurda e lascino perdere. Allo stesso modo, è ridicolo che l’organizzatore si metta a sviluppare un’auto e voglia poi imporla a tutti i team. La Formula 1, ovviamente, non è l’Indycar, ma sembra che qualcuno non l’abbia capito.

 

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Ferrari ancora più veloce in Russia, doppietta Mercedes

Vinca il migliore. In Formula 1 non sempre succede. O, meglio, apparentemente non sempre succede. Perchè, a ben vedere, i risultati non sono mai frutto del caso, ma rispecchiano i valori in campo, in un modo o nell’altro. E, come diceva il grande Vecchio, “la sfortuna non esiste”.

La Ferrari è arrivata a Sochi con la curiosità di vedere se la straordinaria e inaspettata prova di forza di Singapore, seguita alle quasi annunciate vittorie di Spa e Monza, fosse la conferma della ritrovata competitività di un progetto, quello della SF90, nel quale ormai credeva solo la Ferrari stessa.

E, ancora una volta, la pista ha confermato: sempre davanti alla Mercedes nelle prove libere, pole di Leclerc con 4 decimi di vantaggio su Hamilton che ha acchiappato in extremis la prima fila, soffiandola a Vettel per pochi centesimi. Con Bottas e gli altri lontanissimi.

A Sochi il terzo sta meglio di tutti, e, infatti, alla partenza Vettel prende il comando grazie alla strategia concordata a tavolino, con Leclerc che gli dà la scia e impedisce che Hamilton faccia lo stesso. Ma non ce n’era bisogno, perchè Lewis pattina troppo e si fa superare temporaneamente anche da Sainz.

Sebastian si invola, ma Charles inizia immediatamente a reclamare la prima posizione. Ai ripetuti inviti del box di restituire la posizione, il tedesco risponde chiedendo che il compagno si avvicini di più. Ma il compagno non ce la fa, e resta staccato di diversi secondi, con Hamilton più o meno alla stessa distanza dietro di lui. L’inglese ha gomme più dure, ed è chiaro che si fermerà più tardi (in attesa di una Safety Car, dirà Toto Wolff dopo la gara…).

E così per ridare a Carlo ciò che è di Carlo, la squadra lo fa fermare al 23° giro, lasciando Vettel in pista quel tanto che basta per rimandarlo in pista dietro il compagno. A quel punto, con gerarchie ristabilite, Lewis teoricamente dietro di 6 secondi, e Bottas inesistente in quarta posizione, non resterebbe che aspettare che trascorra la restante metà della gara per festeggiare la terza vittoria di Leclerc, la quarta di fila per la Ferrari e la seconda doppietta consecutiva.

Ma al 27° giro ecco la doccia fredda: l’ibrido della macchina di Vettel cede di colpo, per motivi di sicurezza la squadra gli intima di fermare la macchina appena possibile, pur essendo a tre curve dall’entrata box. Sebastian esegue ma la deve lasciare nella via di fuga. Si attiva inesorabile la Virtual Safety Car che consente ad Hamilton di fare il suo pit-stop mantenendo la testa della corsa, in una replica al contrario di quanto successo lo scorso anno a Melbourne.

Ma, subito dopo la VSC, Russel va contro le barriere a causa di un problema ai freni, e viene mandata in pista la Safety Car reale. Charles vuole assolutamente mettersi a parità di gomme con Hamilton, la squadra lo accontenta ma lo fa entrare ai box un giro troppo tardi, facendogli perdere la posizione su Bottas.

Si riparte con 20 giri da fare, e la speranza, per la Ferrari, è la grande superiorità sui rettilinei, che dovrebbe permettere a Leclerc di passare agevolmente Bottas. Così non è, perchè la Mercedes con le gomme soft ha un gran passo, e, soprattutto, Charles non riesce ad uscire dall’ultima curva abbastanza vicino al finlandese.

Finisce così, senza emozioni ulteriori, con una doppietta Mercedes e la Ferrari che si porta a casa un terzo posto come contentino, ma anche tanto su cui riflettere, a partire dall’ennesimo problema di affidabilità, per continuare con l’altrettanto ennesima polemica-non polemica fra i piloti determinata da un Leclerc scalpitante e un Vettel che ai giochi di squadra non è mai stato avvezzo.

Al quarto e quinto posto le due Red Bull, partite con una penalizzazione e un “super-motore” Honda che le ha fatte rimontare ma di sicuro non brillare particolarmente.

La lotta fra le vetture della F1/B è stata interessante, con Sainz vincitore in sesta posizione assoluta, seguito da Perez, Norris, Magnussen e Hulkenberg a chiudere la zona punti.

Week-end pessimo per le Toro Rosso, anch’esse vittima di penalizzazioni per il cambio di motore, e, soprattutto, per le Alfa Romeo, mai veloci e con due piloti particolarmente pasticcioni (Kimi anticipa la partenza come un novellino, e Giovinazzi riesce a far fuori Grosjean e Ricciardo alla prima curva).

Prossima tappa: Suzuka. Riguardando le ultime 4 gare nel loro complesso, al di là degli entusiasmi per l’esplosione di Leclerc, la rinascita di Vettel e la ritrovata competitività della SF90, bisogna ammettere che se quella di oggi è stata una gara persa per un’episodio, le altre tre sono state vinte di strettissima misura. La Mercedes è ancora più consistente in gara, e non è detto che la SF90 sia diventata una macchina da mondiale. In Giappone avremo ulteriori risposte in merito a questo, ma suggerisco ai ferraristi di non farsi troppe illusioni, sperando di essere smentito.

P.S. 1: Meglio gestire due piloti affamati e scalpitanti, o un cannibale e il maggiordomo, facendo girare quest’ultimo 1 sec. al giro più lento per aspettare gli avversari?

P.S 2: Le regole 2021 non sono ancora state approvate. Pare che la maggior parte dei team voglia mantenere lo status quo, contestando alla FIA il fatto che le gare sono già spettacolari ora e non c’è bisogno di rivoluzionare l’aerodinamica. Se passasse questa linea, continueremo a vedere i sorpassi grazie all’undercut e le rimonte fermarsi quando il distacco arriva a 1,000 sec. Contenti loro…

P.S. 3: “bring back those f****** V12s”. E come dargli torto…

 

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Capolavoro della Ferrari a Singapore

Trovare titoli originali e non banali per gli articoli non è facile. Qualche volta ciò che si deve raccontare non può semplicemente essere condensato in una riga sola. E si diventa, appunto, banali. Quello che abbiamo visto a Singapore nel week-end rientra in questa casistica. L’unico modo per definirlo è “capolavoro”.

Sappiamo, e l’avevamo anche scritto, che le rinascite in Formula 1 sono molto difficili, specialmente da quando sono stati aboliti i test. Il gran premio di Ungheria aveva consegnato alla pausa estiva una Ferrari a quasi un minuto dalla Mercedes, almeno sui circuiti dove è richiesto carico aerodinamico più che efficienza. Le parole sempre molto calme di Binotto, a commentare quella batosta, si prestavano a qualche ironia. Continuava imperterrito a proclamare la sua fiducia nel progetto SF90 e nella squadra, anche di fronte a prestazioni ben lontane dalle aspettative di inizio anno.

Passata la pausa estiva, la Ferrari si è presentata da favorita nei due circuiti a lei più congeniali, Spa e Monza, e ha portato a casa due straordinarie vittorie di strettissima misura, grazie ad un Leclerc incredibile, ma ritrovandosi con un Vettel minato nella fiducia dall’essere relegato al ruolo di maggiordomo prima, e a quello di incapace poi.

E arriva Singapore, uno dei circuiti teoricamente più sfavorevoli alla Ferrari, e favorevoli alla Mercedes (e anche alla Red Bull). Ma arriva anche un nuovo pacchetto aerodinamico, con una nuova ala anteriore e un nuovo fondo, per risolvere il cronico problema di bilanciamento fra anteriore e posteriore verosimilmente responsabile del declino di Sebastian.

Il venerdì aveva però detto, molto chiaramente, che Hamilton era  il grande favorito nella notte di Singapore, soprattutto sul passo gara.

Poi arriva il sabato, e nelle FP3 le Ferrari si mostrano in grande recupero. Ma, soprattutto, la Q3 regala un giro fantastico di Vettel, superato da un giro al limite della fantascienza da parte di Leclerc, che coglie una pole totalmente inattesa, davanti ad Hamilton per il quale la sorpresa è di ritrovarsi in seconda posizione. E a Sebastian, demoralizzatissimo per essere stato superato in qualifica dal compagno per l’ottava volta di fila.

Partire in pole a Singapore vuol dire avere mezza gara in tasca, salvo sorprese legate alla inevitabile presenza della safety car. E la gara si avvia in modo regolare, con i primi 6 che restano molto vicini perchè Leclerc addormenta letteralmente la competizione. Al punto che il più veloce in pista è Hulkenberg con gomme dure, che ha dovuto montare dopo un pit-stop seguito ad una toccata alla partenza, che lo ha relegato ad inseguire il gruppo.

La preoccupazione dei primi è doppia: salvaguardare le gomme ma soprattutto risparmiare carburante. A Leclerc l’ingegnere comunica per radio il tempo sul giro da mantenere, e lui è perfetto nel rispettare gli ordini.

Dopo 19 giri la Ferrari decide di rompere gli indugi e fa rientrare Vettel, che si porta Verstappen a rimorchio. I distacchi sono così risicati che rientrano in pista rispettivamente decimo e dodicesimo. Al momento sembra un pit-stop estremamente anticipato, ma si rivelerà una scelta vincente. In Ferrari sono così sicuri della scelta che fanno rientrare subito anche Leclerc, il quale però, vittima di un forte degrado, nel giro in più percorso riesce a perdere tutto il vantaggio sul compagno di squadra, e si ritrova con grande disappunto dietro di lui.

A questo punto Hamilton è prima e senza nessuno davanti. Ci si aspetta che metta a frutto il grande vantaggio che teoricamente la Mercedes ha nel passo gara. Ma qualcosa è cambiato dal venerdì, e i suoi tempi sono pessimi. La squadra, non potendo a quel punto fare altrimenti, lo fa rimanere in pista 7 giri in più rispetto a tutti gli altri, e quando compie il suo pit-stop si ritrova dietro a tutti i diretti rivali, e il compagno Bottas è costretto a rallentare bruscamente per non superarlo.

Vettel e Leclerc sono virtualmente primi, con Hamilton dietro a Verstappen, ma devono superare coloro che non hanno ancora cambiato le gomme. Sebastian riesce a sbarazzarsene velocemente, tirando perfino una ruotata a Gasly, fortunatamente senza riportare alcun danno. La gara di oggi la vuole assolutamente vincere, e riesce a mettere ben 6 secondi fra sè e il compagno.

Leclerc, per nulla contento di essere stato penalizzato dalla strategia, si lamenta per radio, forse sperando in uno scambio di posizioni riparatore, ma il box non gli dà corda e gli impone di stare calmo e non fare stupidaggini, perchè oggi portare a casa la doppietta è troppo importante, per la Ferrari.

Il finale di gara è in tipico Singapore-style. 3 safety car in successione, e i primi vicinissimi fra loro a formare un trenino ma senza alcuna possibilità per veri tentativi di sorpasso. Tutti hanno mantenuto un po’ di ritmo nelle gomme, e riescono a tenere a debita distanza i rivali.

E, così, Vettel torna alla vittoria dopo più di un anno, sul circuito che ama di più, rispondendo a tutti quelli che dopo Monza lo davano per finito. Leclerc accetta con serenità il secondo posto in una gara che doveva essere sua. E Verstappen sale sul podio inaspettatamente, avendo corso in difesa con la PU depotenziata. Le due Mercedes arrivano quarta e quinta con Hamilton che non ha mai trovato il ritmo davanti al maggiordomo Bottas, che, forse, oggi ne aveva più di lui. Al sesto posto un ottimo Albon il quale per ora deve solo portare a casa la sua Red Bull, e ci sta riuscendo.

Seguono il sempre ottimo Lando Norris, e Gasly ritornato su buoni livelli dopo il declassamento. Chiudono la zona punti Hulkenberg e Giovinazzi, riusciti a rimontare bene dopo essere finiti nei bassifondi a causa rispettivamente dell’incidente iniziale e di una strategia discutibile della squadra che aveva fatto passare l’italiano da una improbabile prima posizione alle retrovie.

Solita gara improduttiva per le Haas, costantemente in mezzo ai guai, e poca fortuna anche per le Force India, con Perez ritirato e Stroll vittima di un contatto dopo avere occupato le prime posizioni. Da segnalare ancora una volta la “buona” prestazione della Williams, in grado di duellare costantemente con altre macchine, cosa che all’inizio della stagione sembrava un’utopia.

Fra una sola settimana si corre a Sochi. I due campionati del mondo non sono ovviamente in discussione, da tempo, ma probabilmente in Mercedes qualche domanda stanno iniziando a porsela. Se Spa e Monza erano sembrati più exploit frutto del talento e della fame di Leclerc, quella di Singapore è stata una sconfitta a 360°. La Ferrari e i suoi piloti sono stati migliori sotto tutti gli aspetti, dalla velocità sul giro alla gestione della gara. Bisogna dare atto a chi lavora a Maranello che il lavoro di sviluppo ha portato dei frutti eccezionali. In tutte le stagioni dal 2009 in poi, dopo la pausa estiva la Ferrari era sempre ritornata in pista fortemente indebolita, incapace di vincere. Quest’anno è addirittura imbattuta. E’ un cambiamento destinato a durare?

P.S. a chi sostiene che Leclerc dovesse tornare davanti “for the championship” faccio notare che, come ho scritto, “the championship” è andato da un pezzo, e che il ragazzo ha bisogno anche di queste lezioni. E, a mio parere, almeno stando alle dichiarazioni del post-gara, ha recepito il messaggio. La Ferrari fa benissimo a non avere, nei suoi confronti, lo stesso atteggiamento che un certo Ron Dennis ebbe con due dei suoi protetti, arrivando al punto di fare reclamo contro la sua stessa squadra, o a cacciarne il compagno sostituendolo con delle comparse, per assecondare le loro volontà.

 

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A Monza splende la stella di Charles Leclerc

Ci sono gare che rappresentano il punto di svolta di una carriera. In positivo ma anche in negativo. E oggi, 8 settembre 2019, due carriere hanno definitivamente svoltato.

Quella di Charles Leclerc, che ha vinto una gara che resterà nella storia della Ferrari e della Formula 1. Quella di Sebastian Vettel, che dopo avere subito la furbizia del compagno in qualifica, ha commesso l’ennesimo grave errore, rendendo praticamente irreversibile la crisi in cui è piombato dopo Hockenheim lo scorso anno.

E’ stato un week-end di quelli destinati a lasciarsi dietro una lunga striscia di discussioni, come piace ai nuovi padroni della Formula 1, ma anche agli appassionati, e vale la pena ripercorrerne sinteticamente gli eventi salienti.

Si comincia con le qualifiche, e in particolare col Q3. Monza è sempre stato un circuito dove sfruttare le scie è fondamentale, ma quest’anno lo è ancora di più per via della dimensione dell’alettone posteriore. E così ogni squadra con 2 piloti in Q3 aveva stabilito che essi si tirassero a turno nei due tentativi. Tutte tranne la Mercedes ovviamente, visto il ruolo conclamato di maggiordomo di Bottas.

Nel primo tentativo Leclerc si fa tirare da Vettel e segna il miglior tempo. Ma nel secondo, quello teoricamente migliore, approfitta del fatto che nessuno fra i 9 piloti in pista vuole partire per primo, e attende l’ultimo momento per mettersi davanti al compagno, facendogli perdere la possibilità di fare il suo tentativo, e relegandolo quindi alla quarta posizione. Nemmeno le due Mercedes riescono a fare il giro, e così Hamilton si accontenta della seconda posizione, e Bottas della terza.

Ma le prove libere hanno, ancora una volta, dimostrato che la Ferrari è velocissima su un giro ma fatica sul passo gara, e per Leclerc sarà durissima bissare la vittoria di Spa.

Ma Charles è Charles, e già alla partenza fa capire ad Hamilton, partito meglio, che oggi venderà cara la pelle, chiudendolo verso destra arrivando alla prima variante, e facendogli perdere la posizione su Bottas, che però, ovviamente, gliela restituisce subito.

Dietro, Vettel fa capire che non è la sua giornata, e perde la posizione su Hulkenberg, riguadagnandola però poco dopo.

Come previsto, Leclerc non riesce a distanziare le due Mercedes, che si piazzano subito fuori dalla zona DRS e non mollano di un millimetro. In quarta posizione, Vettel si avvicina a Bottas, ma al sesto giro combina un disastro di quelli destinati a non essere dimenticati: alla Ascari perde il posteriore della macchina e compie una delle sue solite giravolte. Per peggiorare la situazione, si rimette in marcia senza guardare chi arriva, e viene urtato da Stroll che gli rompe l’ala, rimediando, oltre al pit-stop per sostituirla, anche uno stop-and-go punitivo, che lo mette definitivamente fuori dai giochi.

A questo punto Leclerc sa che non potrà più contare sul compagno di squadra per tenera a bada il duo anglo-tedesco, e oggi gli avrebbe fatto forse ancora più comodo che a Spa.

Ma Charles è Charles, e continua a tenersi dietro Hamilton che, non riuscendo ad avvicinarlo, prova ad anticipare il pit-stop per tentare l’undercut, fermandosi al giro 20 per montare gomme medie. Questo costringe anche Leclerc a fermarsi: il box Ferrari, oltre a dargli un pit-stop velocissimo, gli monta le gomme più dure, che si riveleranno quelle giuste per coprire i 32 giri che rimangono.

Esce dai box di poco davanti ad Hamilton, ma ha Hulkenberg da superare. Cerca di forzare i tempi e lo passa in parabolica. Questo gli toglie velocità per il rettilineo e si ritrova Hamilton incollato al posteriore. L’inglese lo attacca andando verso la Roggia e lo affianca all’entrata della variante, in quello che sembra il replay del sorpasso a Vettel al primo giro lo scorso anno.

Ma Charles è Charles, e non lascia spazio all’esterno, costringendo Lewis ad andare sull’erba e a fare la chicane nella via di fuga. Rientra in pista protestando, e la direzione corsa mostra al monegasco la bandiera bianco-nera. Alla prossima scatterà la penalità. Forse.

Al giro 28 si ferma anche Bottas per montare le gomme medie, e rientra con una decina di secondi di svantaggio sui primi due.

Hamilton resta costantemente in zona DRS, ma la Ferrari è un missile e riesce a stare davanti pur non avendo a sua volta il supporto dell’ala mobile. Al giro 36 Leclerc commette un errore alla prima variante, la taglia passando sui dissuasori ma per fortuna Hamilton non riesce ad avvicinarsi a sufficienza per tentare l’attacco. E i commissari chiudono un occhio, anzi, due.

Le gomme di Lewis iniziano a dare segni di cedimento, e Bottas gli si avvicina, riuscendo poi a superarlo quando, al 42° giro, l’inglese va lungo alla prima variante, e di fatto esce dalla lotta per la vittoria. Dopo 40 giri a difendersi dal mastino 5 volte campione del mondo, ora l’avversario è il finlandese, che è molto meno mastino ma ha gomme 7 giri più fresche. E, infatti, al 48° giro segna la tornata più veloce, e si avvicina in zona DRS, dando la netta sensazione di potere fare un sol boccone del ferrarista.

Ma Charles è Charles, e riesce a mantenerlo a distanza di sicurezza, nonostante un errore alla Ascari, subito compensato da un errore di Valtteri alla prima variante, che chiude definitivamente la questione.

Leclerc e la Ferrari vincono così a Monza, 9 anni dopo Alonso, nel tripudio delle decine di migliaia di tifosi sotto il podio. Bottas e Hamilton completano il podio, con quest’ultimo autore del giro più veloce dopo avere montato gomme soft nuove.

Al quarto e quinto posto due Renault diventate improvvisamente velocissime, con Ricciardo davanti ad Hulkenberg. Al sesto posto si piazza Albon, autore di una gara che poteva anche essere migliore, senza una manovra al limite di Sainz e una penalità per il taglio di una chicane. Lo seguono in classifica Perez e Verstappen, rimontato dall’ultima posizione nonostante un pit-stop extra per il cambio dell’ala anteriore.

Al nono posto Giovinazzi, che riesce a non combinare guai nella gara di casa. Chiude la zona punti il simpaticissimo Norris.

Poca fortuna per la Toro Rosso, con un opaco Gasly 11°, e Kvyat ritirato per rottura del motore. E solita gara pessima per le Haas, ormai sprofondate in una crisi tecnica di difficile soluzione. Non male il 14° posto di Russell, con una Williams che da diverse gare sembra riuscire a stare assieme agli avversari più diretti, anziché vederli solo in occasione dei doppiaggi.

Monza svolta di una carriera, dicevamo all’inizio. E’ curioso notare come fu proprio a Monza, nel 2008, che Vettel si mostrò al mondo per quello che sarebbe poi diventato. E sempre qui, 11 anni dopo, la sua stella sembra definitivamente tramontata. Per lui non sarà facile, d’ora in poi, convivere con un compagno come Leclerc.

Perchè Charles è Charles.

Leclerc come Schumacher nel ricordo di Anthoine

Motorsport is dangerous. Abbiamo letto questa frase infinite volte, da ieri pomeriggio. Ce ne eravamo dimenticati, noi che i GP abbiamo iniziato a guardarli in un epoca dove queste 3 parole le vedevamo concretizzarsi sugli schermi televisivi molto spesso. Mentre i ventenni di oggi queste 3 parole proprio non le conoscono. Certo, è stato un insieme di coincidenze. Certo, Anthoine stava inseguendo il suo sogno. Certo, lo sport deve andare avanti. Ma qualsiasi considerazione è inutile, di fronte ad una vita che se ne va a 23 anni, ovunque questo succeda. Il fatto che si sia su una pista non fa differenza.

Oggi a Spa, nella cosiddetta “università del motorsport”, dove c’è il tratto di pista più “da pelo” dell’intero calendario (e che non perdona anche se tutti ormai lo fanno in pieno) l’atmosfera era molto pesante. Soprattutto per chi con Anthoine era amico fin da bambino, come Charles Leclerc, che dopo la perentoria pole di ieri era il grande favorito di oggi.

Due Ferrari in prima fila, dopo un week-end sempre in cima alla lista dei tempi, ma con una disastrosa simulazione in venerdì. La SF90 è stata progettata per andare fortissimo sui rettilinei, ma non ha carico e nei tratti guidati, in questo caso il secondo, perde una vita dalla Mercedes. E, soprattutto, degrada di più le gomme.

La gara inizia quindi con tante incognite. Leclerc parte benissimo e mantiene agevolmente la prima posizione, mentre Vettel la perde a favore di Hamilton che però ripassa in tromba sul rettilineo del Kemmel. Chi ha la solita, disastrosa, partenza è Verstappen, che questa volta non riesce a tenersi fuori dai guai, affrontando la Source all’interno come se fosse solo. Purtroppo per lui, Raikkonen la pensa allo stesso modo e i due si toccano pesantemente, scatenando il caos dietro di loro. Kimi riesce a proseguire, pur con la macchina danneggiata, mentre Max termina la sua gara contro le protezioni all’Eau Rouge, a causa della sospensione anteriore destra aperta. Esce così di scena subito il pilota più atteso dalla marea di tifosi arancioni presenti sul circuito.

L’incidente in partenza provoca ovviamente l’uscita della Safety Car, che rimane in pista per diversi giri anche a causa della fermata di Sainz. Alla ripartenza, le due Ferrari riescono a prendere un certo margine sulle Mercedes, con Leclerc che conferma di essere ben più a suo agio su questa pista rispetto al compagno di squadra.

E al dodicesimo giro Vettel inizia a subire la pressione di Hamlton, il quale però non riesce ad avvicinarsi abbastanza per tentare un attacco, chiedendo al suo team di studiare qualcosa di diverso. I meccanici Mercedes fingono un pit-stop imminente, ma a fermarsi al quindicesimo giro è il tedesco, il quale monta gomme medie, con cui dovrebbe fare 30 giri, e la cosa appare piuttosto difficile.

Al ventesimo giro Leclerc viaggia ancora sugli stessi tempi di Hamilton, che è a circa 4 secondi dal monegasco, mentre Vettel, con gomme nuove, va 1 secondo più veloce di entrambi.

Al ventiduesimo giro Charles fa il suo unico pit-stop in totale tranquillità, ed esce ovviamente dietro al suo compagno di squadra. Al giro successivo si ferma anche Hamilton, che effettua un pit-stop lento e si ritrova a 7 secondi dal ferrarista, un gap che si rivelerà complicato da colmare.

Leclerc va alla caccia di Vettel, e al giro 26 lo raggiunge. Hamilton, però, è più veloce di entrambi, e la Ferrari chiede a Seb di far passare il compagno, cosa che fa immediatamente, trovandosi poi a fronteggiare l’attacco di Lewis, al quale farà perdere altri due, importantissimi, secondi prima di essere superato senza possibilità di replica. Subito dopo, al giro 34, si dovrà fermare nuovamente con le gomme praticamente finite, per montare un set di morbide.

A questo punto, con 10 giri ancora da percorrere, la lotta per la vittoria è fra Leclerc e Hamilton. Inizialmente l’inglese non sembra riuscire a guadagnare ma a 6 giri dalla fine cambia ritmo e, con Charles ormai in difficoltà con le gomme, riesce a prendergli circa un secondo al giro.

Ma le tornate da percorrere non sono sufficienti, anche perchè ci sono diversi doppiati da superare, e Charles guadagna così la sua agognata prima vittoria tagliando il traguardo con Hamilton incollato agli scarichi. A seguire il solito incolore Bottas, e Vettel le cui gomme nuove non hanno permesso di fare meglio del quarto posto. Il tedesco ha comunque segnato il giro più veloce, portando a casa il punto aggiuntivo.

Nelle retrovie c’è stata grande battaglia per tutta la gara, e nell’ultimo giro sono successe tante cose. Dopo una gara intera condotta in una splendida quinta posizione, Norris si ferma sul traguardo proprio all’inizio dell’ultima tornata. Verrà comunque classificato 11°.  La prima posizione della serie B viene ereditata da Perez, il quale però subisce un perentorio sorpasso da Albon, che alla sua prima gara in Red Bull riesce ad ottenere il migliore risultato in carriera rimontando dall’ultima posizione.

Al settimo posto avrebbe dovuto esserci Giovinazzi, il quale però spreca un ottimo risultato sbattendo violentemente in una delle ultime curve. In quella posizione arriva quindi un sempre consistente Kvyat, davanti ad Hulkenberg, Gasly e a Stroll, i quali hanno approfittato dei guai altrui dopo una gara non propriamente entusiasmante.

Giornata difficile per Ricciardo e per le due Haas, il cui nuovo pacchetto aerodinamico pare, se possibile, peggio del precedente. Niente di nuovo per la Williams, se non che sono riuscite a terminare la gara senza essere doppiate due volte.

Leclerc come Schumacher, abbiamo scritto nel titolo. E spieghiamo il perchè di un accostamento che può sembrare irriverente, premesso che dei paragoni coi grandi campioni del passato spesso si abusa. Ma ci sono alcune similitudini interessanti da sottolineare. Il monegasco ottiene la sua prima vittoria a Spa, come Schumacher nel 1992. E, come Michael nel 1996, riesce a vincere a Spa con la Ferrari in una stagione difficile dal punto di vista della competitività dell’auto, tirando fuori da quest’ultima il meglio possibile. E, come allora, la prossima gara è a Monza. E Schumi quell’anno vinse. Nessuno può dire ora se la carriera di Charles sarà luminosa come quella della leggenda tedesca. A lui, di sicuro, lo accomuna la grande freddezza che gli ha permesso, con una stagione e mezza di Formula 1 alle spalle, di vincere gestendo al meglio il mezzo a disposizione su un circuito come quello belga. E, aggiungo di riuscire a dare il meglio di sé anche nelle situazioni psicologicamente più difficili. Gli è successo oggi, e gli era già successo a Baku 2 anni fa, come accadde allo stesso Michael ad Imola nel 2003.

Ciao Anthoine.

 

*Immagine in evidenza dal sito www.formula1.com