Verstappen vince il Gran Premio d’Austria 2021

Ci sono voluti anni, ma la Formula 1 ha finalmente ritrovato se stessa. Quanto sono lontani i tempi in cui, qualche anno fa, la Mercedes vinceva decine di gare di fila, con avversari che non ne azzeccavano una ed Hamilton che faceva man bassa di mondiali.
Ricorderete tutti un Gran Premio di Francia unanimemente considerato la gara più noiosa della storia. E, al GP successivo, una ridicola riunione con le squadre a chiedere di cambiare le gomme per ritrovare lo spettacolo, e il povero Isola a dire a tutti che si sarebbe trattato di una mossa poco seria.

E, soprattutto, ricorderete la sequela infinita di penalità, che, a norma di assurdi articoli di regolamento, colpivano un po’ tutti (qualcuno un po’ di meno, per la verità), stravolgendo le classifiche e aprendo infinite polemiche, una su tutte quella per la vittoria del GP del Canada 2019. In quell’occasione Vettel, sentendosi defraudato, suggerì di bruciare il regolamento. L’anno successivo, la FIA intervenne, e, complice una più saggia scelta dei giudici di gara (ora sono campioni del mondo di F1, i vari Kristensen e Pirro non si sono più visti), gli episodi controversi sono diventati racing incidents. Sono così tornate le battaglie e di conseguenza lo spettacolo.

E, infatti, in Austria abbiamo visto una epica battaglia fra quelli che già anni fa venivano considerati dei predestinati, e che oggi si sono definitivamente consacrati come campioni capaci di battagliare ruota a ruota per diversi giri dopo un week-end condotto al comando e senza una sbavatura, o quasi.

Già nelle prove libere si era capito che questa fosse una pista Ferrari, con Leclerc in testa in quasi tutte le sessioni e Vettel a ruota. Una prima fila rossa era quasi una certezza, ma un problema meccanico ha impedito a Vettel di disputare il Q3 relegandolo alla decima posizione di partenza. Al fianco di Leclerc avrebbe dovuto esserci Hamilton, ma una penalità, questa sì sacrosanta, lo ha relegato alla seconda. In prima fila è quindi passato l’altro predestinato, Verstappen, ponendo le basi per una gara spettacolare, soprattutto in partenza.

E invece… allo spegnimento dei semafori Verstappen fa entrare l’antistallo, e viene superato da molti avversari. Alla prima curva Leclerc arriva indisturbato, seguito da Bottas, Hamilton, Norris e Raikkonen. Gli ultimi due ingaggiano una bella battaglia con il finlandese che la spunta e si insedia in una quarta posizione che manterrà non molto a lungo. Perchè da dietro rimontano Vettel e Verstappen, che molto presto si ritrovano là dove devono stare, in quarta e quinta posizione.

Dei primi 5, solo i ferraristi sono partiti con gomma soft, scelta strategica teoricamente meno valida rispetto a quella degli avversari, partiti con gomme medie. Ma Bottas si trova presto in difficoltà proprio con le gomme, e al 20° giro si ferma per montare quelle dure, con le quali dovrà coprire i restanti 51. Vettel lo imita immediatamente, ma arrivato al suo box non ci sono gli pneumatici, e perde secondi preziosi. Il giro successivo anche Leclerc si ferma per montare gomme dure, e questo tempismo si rivelerà decisivo a fine gara.

Nel frattempo Hamilton, dopo essere ripetutamente passato sopra i “salsicciotti” che delimitano la pista in curva 1, si ritrova con l’ala danneggiata, e in occasione del suo pit-stop, al 31° giro, deve sostituirla, ritrovandosi così in quinta posizione. Verstappen effettua la sua unica sosta al giro successivo.

Arrivati a metà gara, i primi 5 sono equidistanti l’uno dall’altro. Ma Verstappen inizia la sua rimonta, e al 47° giro raggiunge Vettel per poi passarlo al 49°.  Sebastian era in difficoltà con le gomme, e questo è un brutto campanello d’allarme per la Ferrari. Si ferma immediatamente per montare un set di gomme morbide nuove, con il quale percorrerà gli ultimi 20 giri.

Al 54° giro Max raggiunge Bottas, e lo supera dopo 2 giri. A quel punto la minaccia per Leclerc diventa seria perchè l’olandese ha gomme con 9 giri percorsi in meno, e quello austriaco è un tracciato che, con 3 zone DRS consecutive, rende i sorpassi piuttosto agevoli. In pochi giri recupera i 5 secondi di svantaggio, e inizia la battaglia, con Charles che si difende magistralmente. Un primo tentativo di sorpasso va a vuoto con i due che percorrono la curva affiancati e il monegasco che riesce a tenere la posizione. Ma al giro successivo, nello stesso punto, l’olandese va leggermente lungo e accompagna l’avversario fuori pista. Due anni fa questo episodio sarebbe stato sanzionato a norma di regolamento, ma ora è un’altra epoca, e l’episodio non viene nemmeno investigato. Verstappen vince quindi meritatamente il gran premio di casa della Red Bull, regalando alla Honda una delle poche vittorie ottenute dal ritorno in F1 con l’ibrido. Secondo arriva un Leclerc che nasconde a fatica la delusione, ma apprezza la lotta con l’avversario, giudicando regolare l’episodio in occasione del sorpasso.

… l’orologio del PC avvisa che siamo nel 2019 e non nel 2021. Ciò che abbiamo descritto, quindi, è accaduto davvero ad una settimana sola dal GP di Francia. Il mondo si è ribaltato, siamo ritornati a vedere la F1 dei bei tempi, fatta di sorpassi, rimonte, talento, battaglie. Ma il regolamento non è ancora stato cambiato. Quello no. E, quindi, l’episodio del penultimo giro è “under investigation”. Proprio come avvenuto in Canada, quello che in altri tempi sarebbe stato semplicemente un evento conseguente ad un comportamento istintivo del pilota, deve passare sotto la lente dei commissari. E, alla luce delle decisioni precedenti, genera aspettative nei piloti stessi, nei team e nei tifosi. In questo caso nella Ferrari, già “defraudata” di una vittoria. Binotto è chiaro: la vittoria è di Leclerc, a termini di regolamento. Il pilota non invoca chiaramente la penalità a Verstappen, ma fa capire che, se la legge è uguale per tutti e in tutte le occasioni, se la aspetta.

A tre ore dalla conclusione del GP, forse applicando proprio il regolamento che sarà in vigore nel 2021, i commissari invece confermano la vittoria di Max, considerandolo un incidente di gara. Se vogliamo vedere i piloti darsi battaglia, dobbiamo apprezzare questa decisione. Ma allora dovremmo anche chiederci il perchè situazioni molto simili, in passato, hanno portato a penalizzazioni. La solita incoerenza FIA di cui abbiamo già scritto ampiamente.

Comunque meglio così, Max meritava la vittoria, Red Bull e soprattutto Honda anche. Ferrari no, non è stata perfetta, e per Leclerc vincere il primo GP a tavolino sarebbe stato indegno.

Resta il fatto che oggi abbiamo visto il futuro della Formula 1. Due giovani poco più che ventenni che guidano e battagliano come consumati campioni per tutto il week-end. Saranno loro ad animare i prossimi anni, e questa è una garanzia di divertimento. Basta che anche chi governa il baraccone lo capisca.

Torniamo alla cronaca: al terzo posto un Bottas piuttosto incolore, alle prese con una Mercedes in crisi col raffreddamento. Quarto Vettel, che si è ripreso la posizione su Hamilton proprio negli ultimi giri. Sesto un fantastico Lando Norris, che vince, da doppiato, il GP della F1/2. Lo segue Gasly, che si prende un intero giro dal compagno di squadra vincente, e vede il suo sedile sempre più in bilico. All’ottavo posto Sainz, rimontato dall’ultima posizione, e poi le due Alfa Romeo, con Raikkonen nono e Giovinazzi finalmente a punti, ed era circa un decennio che non capitava ad un italiano.

Fuori dai punti Renault, Force India, Haas e Toro Rosso. Tutte squadre che una volta la zona punti la frequentavano comodamente, mentre ora sembrano in grossa crisi. Della Williams, invece, non vale nemmeno la pena parlare.

Ora si va a Silverstone, la gara di casa di quasi tutti i team. Come detto, non siamo nel 2021, purtroppo. Quella di oggi è stata una battuta d’arresto (si fa per dire) temporanea per la Mercedes, una sorta di contentino dato agli avversari. Di sicuro torneremo a vedere doppiette, non facciamoci troppe illusioni e teniamoci negli occhi e nella memoria l’emozionante gara di oggi, ancora per un po’.

P.S. Ferrari non perfetta, abbiamo detto. E’ riuscita a sprecare una grande occasione, oggi, come già fece lo scorso anno sempre in Austria, quando entrambe le Mercedes si ritirarono ma vinse Max. A parte il problema di Vettel in qualifica, oggi la scelta di partire con gomme soft è parsa più che discutibile, essendo diversa da quella di chi poi ha vinto la gara e giudicata dalla stessa Pirelli come la meno redditizia. Leclerc ha perso la gara perchè nel finale era in difficoltà con le gomme, e Vettel ha dovuto fare un pit-stop supplementare. Senza contare che alla prima sosta ha lasciato per strada molti secondi a causa di un problema di comunicazione fra muretto e meccanici. Tutto questo per dire che, al di là della competitività dell’auto, a Maranello non dimostrano di avere, come squadra, lo stesso livello di perfezione degli avversari. Se anche la SF90 fosse sullo stesso piano  della W10 come prestazioni (cosa che chiaramente non è), il mondiale lo perderebbero lo stesso a causa dei continui errorini che commettono. Questo, almeno, stando a ciò che si è visto nelle prime 9 gare di questo mondiale 1988… pardon, 2019.

Immagine in evidenza dal profilo twitter @F1

 

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RITORNO ALLA VITTORIA PER LA SCUOLA DELLA TOP GUN

tre classi, tre grandi battaglie, tre gare dove in molti han buttato via la loro occasione…ma quanto spettacolo!!!

MotoGP

Gara quanto mai incerta e combattuta, che purtroppo ha perso quasi subito uno dei suoi possibili vincitori, con la caduta di Rins. Un vero peccato, perchè pareva davvero in palla, tuttavia, il trio Vinales, Marquez, Quartararò non ha perso occasione per farci stare in ansia sul divano.

Marquez forse è stato un pò guardingo ed alla fine ha preferito un buon secondo posto, ma per tutta la corsa ha cercato di portare a casa la vittoria, che è invece andata in maniera meritatissima a Vinales, che torna al successo con la sua M1, che sul tracciato Olandese, sembra quasi rinata. A dar conferma, la brillante prestazione di Quartararò, che nonostante i problemi di setting e il braccio non ancora al 100% causa intervento di solo qualche settimana fa, porta la M1 sul podio.

Convincente anche la gara di Morbidelli, che nel finale riesce a vincere il duello con Petrux, chiudendo in una ottima quinta posizione. Rossi per tutto il weekend nel dramma con i settaggi ed i tempi, sono l’unica nota stonata della casa dei tre diapason, con una gara finita con una rovinosa caduta, che finisce per portare con se anche Nakagami. Il trittico delle sue piste favorite è stato una vera Caporetto, è c’è da domandarsi se lui e il suo team non abbiano perso la bussola, a forza di cercare dei miglioramenti alla moto.

Ducati in difesa, mai veramente in lotta per il podio, con un Dovi che chiude quarto e Petrucci quinto, insomma, una prestazione davvero incolore, che mostra ancora una volta i limiti della D16 su questo tracciato e che le speranze iridate si fan sempre più lontane, se non ci si riesce a mettere davanti a Marquez.

Suzuki pareva poter avere un weekend positivo, ma la caduta di Rins ne ha tolto molte speranze, con Mir, che dopo aver visto cadere il suo compagno davanti a lui, mentre eran primi e secondi, ha iniziato a perdere prestazione e commettere molti errori, finendo settimo.

Aprilia e Ktm al solito nelle retrovie, seppur pareva che dalle prove qualcosa di positivo potesse uscire.

Moto2

Una gara inziata e proseguita per una buona fase come se fosse la moto3, un plotone di 15 moto che si supera ad ogni curva, cambi di posizione infiniti, ma alla fine diventano una serie infinita di cadute o di qualche incidente.

Gardner vanifica la pole con una caduta, Lowes finisce nella sabbia in un contatto con Martin, che poco dopo scivolato a sua volta. Nel finale, cade Vierge e coinvolge Bastianini, per poi…

…lo scontro fra i due contendenti al titolo, Marquez e Baldassarri. Il Balda era tornato su alla grande e ne aveva di passo, ma quando è arrivato a tiro dello Spagnolo, in un tentativo di sorpasso, perde il davanti e nella caduta coinvolge anche Marquez. Entrambi nella ghiaia e gara finita.Un vero peccato.

Vince Fernandez, davanti a Binder e un buon Marini. Il classico Luthi fa quarto, e si ritrova leader di classifica.

Moto 3

La saga dell’ignoranza in azione, impossibile ricordare tutti i contatti, tagli, penalizzazioni, solo che c’era il solito mega plotone di formiche atomiche lanciate alla ricerca della vittoria, tutti con il coltello fra i denti.

Alla fine la spunta Arbolino, davanti a un Dalla Porta ancora una volta fregato nel finale e Kornfeil che chiude terzo. Pessimo weekend per Canet, che fa solo 12esimo, permettendo a Dalla Porta di ritornare a -7 dalla vetta.

Un saluto

Davide_QV

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MotoGp 2019 Dutch TT Assen

La carovana del motociclismo mondiale si sposta questo weekend nello storico circuito di Assen in Olanda. Evitando accuratamente di ripetere per l’ennesima volta che il tracciato non è più quello di un tempo, è altresì giusto ricordare che questa pista ha visto l’ultima vittoria di Rossi nella massima categoria nell’ormai lontano 2017. Due anni sono un lungo digiuno, anche se Valentino è stato a bocca asciutta anche per periodi più lunghi a cavallo della sua esperienza in Ducati ad inizio decade. Resta una pista che piace al Vale nazionale e che magari potrà esser gradita anche dalla sua Yamaha.
I temi sono ormai i soliti. Marquez in fuga in classifica generale su Andrea Dovizioso che in Spagna ha pareggiato la battuta d’arresto americana di Marc. 37 punti sono un’enormità considerata la forza dello spagnolo e il comportamento attendista dell’italiano fino ad oggi. Guardando la classifica mondiale Il Dovi ha solo 5 punti in più del tanto discusso Petrucci, per cui è assolutamente necessaria una svolta che permetta di spostare l’inerzia di un campionato ormai completamente dalla parte del pilota catalano.
Il mezzo tecnico che porta in pista è all’altezza di qualsiasi risultato. Il forlivese ha tutti gli strumenti necessari: il resto spetta a lui.
Rins e la sua Suzuki continuano il loro campionato estremamente consistente. Sempre a ridosso dei primi in gara e quindi pronti a cogliere ogni eventuale passo falso di chi sta davanti. Il tracciato dovrebbe essere favorevole alle caratteristiche della Suzuki quindi Alex avrà il compito di realizzare una buona qualifica per poter partire più avanti del solito, il che che aiuterebbe e non poco.
Jorge Lorenzo..Il solito discorso dedicato che è diventato un disco rotto per chi commenta…… Le appendici applicate al serbatoio comparse a Barcellona sembrano avergli restituito una parte del feeling necessario a guidare. Resta il dubbio: sono “psicologiche” o hanno un effettivo valore tecnico per il suo modo di stare in sella? In realtà la risposta poco importa se si rivelassero davvero utili a farlo tornar davanti. A Barcellona ha pensato bene di complicare la vita a tutti compreso se stesso, quindi questa risposta dovrà per forza venire fuori ad Assen con un fine settimana esente da errori. Il precedente in Ducati di metà 2018 concede la speranza a patto che però si dia una calmata. Osservata a freddo da mille angolazioni, la caduta “bowling mode” è meno sciagurata di quanto possa essere apparsa a caldo, ma è urgente e necessario che il maiorchino ritrovi lucidità: la smania di tornar davanti non è un buon viatico.

Immagine tratta dal sito gpone.com

E proprio a causa dello strike “lorenziano” a Barcellona non abbiamo potuto verificare in gara i timidi segnali di ripresa che si sono intravisti nel box Yamaha. Dopo prove finalmente decorose, la caduta al secondo giro ha impedito ai due ufficiali di verificare in corsa se i progressi sono tangibili durante tutta la gara o magari solo frutto di un exploit dovuto a particolari condizioni trovate in quel di Montmelò. Il pur bravissimo (ma pur sempre rookie) Quartararo non può essere il riferimento per una casa così blasonata che si ritrova in casa due piloti del calibro di Rossi e Vinales. Rossi ama Assen, quindi non resta che completare la tre giorni senza le consuete perdite di tempo in lotta con il setup.

Immagine tratta dal sito insella.it

Speriamo che il Gran Premio olandese possa anche essere l’occasione per il riscatto dei nostri piloti giovani dopo le prestazioni inconcludenti della Spagna. Sia Bagnaia che Morbidelli dovranno cominciare a cadere meno. Se è vero che un pilota deve oltrepassare il limite per poterlo conoscere e dominare, è anche vero che le scivolate cominciano ad essere un po’ troppe per entrambi. Il Morbido sta prendendo paga da un Quartararo sorprendente che continua ad incantare in termini di prestazione assoluta e che lo sta ridimensionando, mentre Pecco ha l’assoluta necessità di finire qualche gara per il suo morale.
Per Aprilia e KTM l’attesa continua. Espargarò proverà a partecipare al Gp nonostante le due microfratture rimediate nel Gp di casa provando a passare i controlli medici giovedì.

Moto2
Alex Marquez scende in pista con lo scontato ruolo di favorito dopo l’infilata di vittorie degli ultimi tre appuntamenti. E’ in testa al mondiale seppur di poco avanti al sempre regolare Luthi. Dopo un inizio stagione non brillantissimo all’indomani della gara di Jerez è riuscito a dare una svolta trovando la quadratura del cerchio all’interno del suo box e mostrando di aver digerito sia il nuovo motore Triumph che il gommone posteriore. Al contrario Baldassarri è scivolato in classifica generale sino al quarto posto compiendo il percorso inverso rispetto allo spagnolo, preceduto anche da Navarro e con 23 punti di distacco dalla vetta. Il conto delle vittorie è 3 a 3 con Marquez, però le battute d’arresto si pagano a caro prezzo in un campionato tiratissimo come quello della Moto2.

Moto3
Inizio mondiale con sette vincitori diversi su sette gare. Sta tutto in questa frase il riassunto dello spettacolo che va in onda ogni domenica. La classifica però vede Canet in testa con un margine di ben 23 punti
sul primo dei tre italiani che lo inseguono, ovvero Dalla Porta, Antonelli e Vietti. Curiosamente né Lorenzo e né Celestino compaiono tra i nomi dei sette vincitori di inizio 2019, quindi è prevedibile ed auspicabile una loro vittoria quanto prima in virtù del fatto che ne posseggono le potenzialità.
Buone Gare.

LA PROGRAMMAZIONE SU SKY SPORT MOTOGP HD
Giovedì 27 giugno
17.00: Diretta Conferenza Stampa MotoGP
18.00: Paddock Live Show
Venerdì 28 giugno
08.50: Paddock Live
09.00: Diretta Moto3 Prove Libere 1
09.55: Diretta MotoGP Prove Libere 1
10.55: Diretta Moto2 Prove Libere 1
13.00: Paddock Live
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14.05: Diretta MotoGP Prove Libere 2
15.05: Diretta Moto2 Prove Libere 2
16.00: Paddock Live
18.00: Paddock Live Show
Sabato 29 giugno
08.50: Paddock Live
09.00: Diretta Moto3 Prove Libere 3
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10.55: Diretta Moto2 Prove Libere 3
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14.10: Diretta MotoGP Qualifiche
15.05: Diretta Moto2 Qualifiche
17.30: Conferenza Stampa Post-Qualifiche
18.00: Paddock Live Show
Domenica 30 giugno
08.30: Paddock Live
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12.20: Diretta Moto2 Gara
13.15: Paddock Live Gara
13.30: Grid Pre-Gara MotoGP
14.00: Diretta MotoGP Gara
15.00: Zona Rossa
15.45: Paddock Live Ultimo Giro
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Sabato 29 giugno
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Domenica 30 giugno
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13.30: Studio MotoGP
14.00: Diretta MotoGP Gara
15.00: Studio MotoGP

Salvatore Valerioti

immagine in evidenza di proprietà di Skysport.it

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F1 2019 AUSTRIAN GP: AN INTRODUCTION

Neanche il tempo di riprendersi dal tourbillon di emozioni che ha regalato il GP di Francia , ecco che immediatamente ci si rituffa nell’entusiasmante lotta per il mondiale 2019 a Zeltweg, in casa Red Bull, per il GP dell’Austria. Si, sono un pelo ironico.

Se c’è una cosa che ci hanno insegnato gli otto appuntamenti già disputati è che non bisogna farsi troppe illusioni sul prevedibile svolgimento che anche questo GP potrà avere, ossia di una Mercedes che parte per conquistare l’ennesima vittoria/doppietta dell’anno.

Qualcuno, anche di molto autorevole come il TP Mercedes Toto Wolff, potrebbe obbiettare che la conformazione della pista e le caratteristiche delle monoposto portano a pensare ad una lotta serrata tra Ferrari e Mercedes e chissà, da buon Wolf(f) e dopo tanto gridare “al lupo, al lupo” forse questa volta potrebbe essere la volta buona.

Nel 2018 si consumò uno dei weekend peggiori della stella d’argento degli ultimi 5 anni, con due vetture ritirate per noie meccaniche e un mondiale che sembrava prendere la via di Maranello. Ecco, diciamo che una riedizione del 2018 non è quotata neanche per scherzo dai bookmaker.

Anzi, rischia a breve di pagare pochissimo anche una puntata sul WDC 2019, con un Hamilton che sembra aver spazzato via in maniera quasi definitiva le velleità del (inizialmente) combattivo Bottas 2.0.

immagine da f1grandprix.motorionline.com

Speriamo almeno che gli unici brividi non arrivino più dagli steward che dall’azione in pista, visto che anche questo trend sembra andare per la maggiore in quest’ultimo periodo.

Ma diamo a Wolff quel che è di Wolff che ha obbiettivamente qualche ragione per essere preoccupato della minaccia Ferrari a Zeltweg.

Tracciato corto e dall’elevata velocità di percorrenza, ha la caratteristica di essere “stop&go” con un carico aerodinamico richiesto medio/basso e una PU che viaggia spesso flatout. La prima parte del circuito fino a curva 4 è caratterizzata da rettilinei e curve a gomito in cui sono importanti PU, frenata e trazione in uscita, più da Ferrari diciamo. Seconda parte più guidata e con curve in appoggio in cui è facile immaginare una Mercedes sugli scudi.  Pensando ad una pole sotto il minuto e tre secondi, si può prevedere una bella lotta in qualifica (finestra di utilizzo gomme permettendo…)

Tracciato storicamente gentile in termini di usura per il quale Pirelli ha portato le specifiche C2, C3 e C4. Guardando alle scelte dei top team vediamo come Ferrari sia stata la più conservativa, con un numero di set di C3 superiore alle sue concorrenti che esprime probabilmente la volontà di passare la Q2 con le C3 e una strategia C3/C4 in gara.

immagine da f1analisitecnica.it

Tra gli altri team solo Racing Point ha “copiato” Ferrari mentre gli altri si sono tutti più o meno uniformati a 8/9 set di C4 e 2/3 set di C3.

Molto probabilmente il venerdì di Zeltweg sarà utilizzato dalla Ferrari come giornata di test per provare le novità già viste in Francia. La ricerca disperata di carico aerodinamico è al centro dei pensieri del team di Maranello e da qui passano tutte le speranze di future soddisfazioni di questo 2019.

Interessante sarà vedere anche la lotta interna tra i piloti, che vede un Vettel ancora saldamente al comando nel computo stagionale ma con Leclerc che in Francia è stato autore di una prestazione concreta e senza sbavature, un po’ alla Vettel “vecchia maniera”.

Per Bottas invece inizia la sequenza delle gare da “ultima spiaggia” in ottica mondiale, con un bilancio di vittorie di 6 a 2 per il team mate e il dilatarsi del distacco in classifica generale. Questo è un circuito gradito al finlandese che deve battere un colpo nei confronti di Hamilton che ultimamente lo ha battuto come un tamburo.

L’unica preoccupazione di Hamilton invece potrebbe essere l’eccessiva sicurezza e l’inconscia tendenza a prendere sottogamba l’impegno in terra austriaca. Ormai i suoi interventi anche sulle controverse infrazioni alla condotta di gara in pista lo tengono al centro dell’attenzione a 360 gradi (Ross Brawn ne auspica il contributo in un eventuale variazione dei regolamenti) ma sarebbe sciocco pensare ad una fonte di distrazione tale da compromettere il suo rendimento in pista.

Red Bull corre in casa e nel 2018 vinse. Replicare quel risultato sarebbe un miracolo, un po’ come vedere Gasly davanti a Verstappen a fine gara. McLaren invece attesa ad una riconferma dello straordinario weekend francese.

Il GP di Francia è stato l’ennesimo motivo per cui la stampa si è scagliata contro questa F1 definita “troppo noiosa”, “soporifera”, “dominata da una sola squadra”, “senza pathos anche per colpa dei regolamenti”. Siamo tornati ai tempi del dominio Ferrari o Red Bull in cui le lamentele erano le stesse, specie in certi anni di assoluto dominio.

La soluzione “migliore” sarebbe quella di modificare i regolamenti sportivi, tecnici e di risorse a disposizione per cercare di riequilibrare le forze in campo. Praticamente una missione impossibile che sarebbe anche contro lo spirito “pionieristico” di ricerca tecnologica che è nel DNA della F1.

La soluzione più semplice è far si che si creino le condizioni per le quali il dominatore attuale venga detronizzato e venga sostituito da uno nuovo, magari ugualmente tirannico. Cosa accaduta per McLaren-Honda anni 80, Williams anni 90, Ferrari inizio anni 2000 e Red Bull del 2010-2013.

Ma qui sorge una domanda: c’è l’effettivo bisogno o la volontà che questo possa avvenire? Abbiamo un brand mondiale dell’automotive che sta facendo scuola e la storia, un pilota che si appresta ad essere, almeno nei numeri, il più grande di sempre e rispetto a quello che sta per essere detronizzato è anche molto più empatico, spendibile a livello mediatico e capace di incontrare i favori del variegato mondo dei social network.

immagine da tuttomotoriweb.com

Con questo non voglio ASSOLUTAMENTE affermare che Hamilton e Mercedes vincono SOLO perché sono più belli, potenti e ricchi e perché qualcun altro vuole così. E ovvio che i successi degli ultimi 5 anni sono dovuti semplicemente al fatto che sono stati più forti, bravi e con più risorse umane/economiche di tutti gli altri.

Ma di sicuro, anche solo pensando ai motivi per cui fu abbattuto il dominio Ferrari e RBR degli ultimi anni, una squadra “antipatica” e ammazza-interesse da una parte e un “costruttore” senza tradizione e con un pilota sordo alle sirene dei brand e della promozione dall’altro, sono elementi non presenti nell’attuale caso Mercedes-Hamilton, con quest’ultimo anzi che sta diventando un vero e proprio ambasciatore della F1 nel mondo.

Forse gli appassionati di lungo corso e i tifosi di quelle squadre che oggi sono costantemente perdenti la fanno troppo lunga riguardo a noia, mancanza di interesse ecc ecc. La ruota gira e girerà come è sempre successo. Molto sta nel vedere quando questa accadrà, come e se prima o dopo che questa categoria avrà cambiato definitivamente le caratteristiche per le quali l’abbiamo apprezzata.

Alla fine speriamo almeno di poterci divertire un po’ di più di quanto questo 2019 ha saputo offrire. E che il cambio di regolamenti del 2021 sia davvero epocale in positivo. Ma rimane, appunto, una speranza che sarà anche l’ultima a morire ma di solito, nel mondo della F1 e quando si parla di regolamenti, muore male.

*immagine in evidenza da projekt-spielberg.com

Rocco Alessandro

 

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Hamilton vince la scampagnata a Le Castellet

Correva l’anno 1978. 2 di luglio, per la precisione. Davanti ad una TV in bianco e nero un bambino di poco più di 10 anni vedeva uno dei suoi primi GP, quello di Francia che quell’anno si correva a Le Castellet. E quel bambino notò una cosa che gli sembrò molto strana: la classifica in sovrimpressione non cambiava mai. C’erano due macchine nere in testa, e questo era abbastanza normale, ma i nomi dei piloti che le seguivano, passati i primi giri, non cambiarono più fino alla fine. Quell’anno una simile situazione non si ripeté più. Ma la vittoria, quella no, rimaneva prerogativa di una delle due macchine nere, salvo imprevisti che a quell’epoca erano frequenti.

41 anni dopo. 23 giugno. Gran Premio di Francia a Le Castellet. Le macchine nere sono diventate grigie. Il circuito è diventato un parcheggio. Ma passati i primi 9 giri, la classifica dei primi 6 rimane quella e non cambia più fino alla fine.

Una scampagnata, l’abbiamo definita nel titolo. Di sicuro per Hamilton questo è stato il Gran Premio di oggi. Almeno in apparenza. Sempre davanti, sempre in controllo, il suo compagno di squadra annichilito, gli altri a debita distanza, perfino il giro più veloce all’ultima tornata, con gomme dure vecchie di 30 giri e piene di blister. Lo score dice che il punto va a Vettel, ma lui il giro più veloce l’ha fatto con gomme soft nuove. Ed è stato più veloce di soli 24 millesimi. Quell’ultima tornata di Lewis indica in un colpo solo la forza di un pilota e di una vettura che, continuando così, rischiano di cancellare in breve tempo tutti i records, quelli tanto cari ai ferraristi.

Ora la cronaca, anche se la voglia di farla è poca. Prima fila tutta Mercedes, la novità è Vettel in quarta fila a causa di un non meglio precisato problema al motore, che squadra e pilota hanno cercato di minimizzare. A salvare l’onore Ferrari ci pensa Leclerc, terzo un po’ distante, con a fianco Verstappen. E subito dietro due ritrovate McLaren.

Ma saranno proprio i due ragazzini in seconda fila a regalarci il momento più bello del GP. Alla partenza scattano bene le due Mercedes, dietro Leclerc viene raggiunto da Verstappen e affiancato, e i due si fanno un bel pezzo di tracciato con le ruote a pochi cm di distanza. E’ l’antipasto di ciò che speriamo di potere vedere in futuro. Il Max 2.0 capisce che l’altro non molla, e lo lascia sfilare, insediandosi in una quarta posizione che non abbandonerà più. Dietro Sainz supera Norris ed entrambi riescono a tenere dietro Vettel per 9 giri, quando anche il tedesco si prenderà la quinta posizione che non abbandonerà più e che rappresenta il massimo che può ottenere oggi.

I primi 20 giri passano con i primi 5 equidistanti l’uno dall’altro, e ad aprire i pit-stop è Verstappen, con Leclerc che lo imita alla tornata successiva per prevenire l’undercut. Al 24° giro viene fermato Bottas, a quello successivo Hamilton, e subito dopo anche Vettel completa l’unica sosta della giornata.

Da questo momento, la gara procede stancamente fino all’ultimo giro, quando Leclerc riesce ad annullare il distacco da Bottas e tenta un timidissimo quanto improbabile attacco all’ultima curva. Ma le emozioni arrivano dalla lotta per la settima posizione, che viene contesa fra i (doppiati) Raikkonen, Ricciardo, Hulkenberg e Norris. E in questa situazione si vede quanto ridicolo sia il layout del nuovo Paul Ricard, dove le vie di fuga sono solo asfalto colorato. Le macchine si possono sì affiancare, ma i piloti passano ovunque, anche fuori pista, e così assistiamo ad un duello surreale con Ricciardo e Norris che vanno per strisce blu. L’australiano guadagna la settima posizione in pista (anzi, fuori pista) ma su di lui arriva inesorabile la mannaia dei 4 soggetti (uno dei quali pilota dal passato in F1 discutibile) che davanti ad un PC decidono le sorti dei GP, con il regolamento alla mano e la discrezionalità di un paio di dadi dall’altra. E quindi doppia penalità per Daniel, con conseguente retrocessione dal 7° all’11° posto. Pertanto dietro ai primi 5 la classifica vede Sainz, un ottimo Raikkonen con la rediviva Alfa Romeo, Hulkenberg, Norris e uno spento Gasly.

Fuori dai punti, oltre a Ricciardo, le due Force India, le due Toro Rosso, un pessimo Giovinazzi, le altrettanto pessime Haas e le disperse Williams, con Kubica davanti a Russell.

Ora si va in Austria, fra una sola settimana, e la domanda è: per quanto ancora durerà la striscia vincente di Hamilton e della Mercedes? La risposta l’ha già data Toto Wolff: quello di Zeltweg è un circuito ostico per la Mercedes, come del resto, sentendo lui, tutti quelli in cui si è corso fino ad ora. Quindi in terra austriaca vincerà… la Mercedes, of course.

P.S. in Ferrari continuano a vivere con grande serenità la costante bastonatura da parte dei tedeschi, e il non funzionamento di parte degli sviluppi portati in pista. E continuano a ripetere che “ci saranno opportunità per battere la Mercedes”. Paradossalmente da questa situazione tecnica poco edificante chi ci guadagna, e non poco, è Leclerc, oggi impeccabile. Lui non ha nulla da perdere, e non è certo deluso dal non potere combattere per il mondiale, perchè non era questo che si aspettava ad inizio stagione. Non ci sarebbe da sorprendersi se da qui in avanti la lotta fra i due ferraristi diventasse più intensa, e, nel caso, sarà interessante vedere come la gestiranno la squadra e lo stesso Vettel.

Immagine in evidenza dal profilo twitter @MercedesAMGF1

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